La scelta del Coni di candidare Roma come possibile città ospitante per le olimpiadi del 2020 è una sconfitta per tutto il Veneto. Perdiamo un’occasione storica: la possibilità di attirare importanti investimenti nel nostro territorio, che avrebbero consentito un importate riqualificazione oltre che portare occasioni di lavoro e di sviluppo.

Espresso il rammarico per una scelta che non ci ha premiato, non si può non sottolineare il clamoroso fallimento della Giunta Zaia e della Lega Nord, che continua a sostenere un Governo che penalizza il nord e, in particolare, la nostra Regione.

Solo lunedì scorso era venuto a Venezia addirittura Bossi, assicurando un ruolo determinante da ambasciatore a Roma per difendere gli interessi del nostro territorio.

I risultati, a dir poco disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti. La Lega continua a chiacchierare di cose inutili: il dialetto nelle scuole, le polemiche contro i 150 anni dell’Unità d’Italia e via di questo passo, mentre fallisce sulle cose importanti, decisive per rilanciare la nostra economia in una fase di crisi profonda come quella che stiamo attraversando. A questo proposito una domanda sorge spontanea: che credibilità ha una forza politica che fatica a riconoscere l’Unità del Paese quando candida un territorio che governa ad ogni livello a rappresentare l’Italia in una manifestazione così importanti come le Olimpiadi? Credo di non esagerare se affermo che la credibilità è pari a zero

Temo che quanto successo oggi a Roma sia solo un anticipo di ciò che succederà con la presunta riforma del federalismo fiscale, che presto si rivelerà per quello che è: una scatola vuota, senza risorse aggiuntive per gli enti locali, ma con nuovi tagli a danno dei veneti che sono già allo studio di Tremonti”.

Piero Ruzzante

Scritto da: moderatore | 24 Aprile 2010

a.l. - Statuto, la sfida del Pd a Zaia

24 aprile 2010
IL GAZZETTINO: Pagina 16

Statuto, la sfida del Pd a Zaia
I democratici presentano le loro priorità al governatore

Antonio Liviero

VENEZIA

Bavarese? No, per ora indiano, il modello di partito che ha in mente Laura Puppato, la “sindachessa” di Montebelluna approdata in Regione con una prova di quanto sia travolgente la sua “macchina da voti”. Ieri a palazzo Ferro-Fini ha lanciato di fatto la sua leadership veneta nei panni di capogruppo del Pd. Presentando la squadra dei consiglieri (9 volti nuovi su 14) e le priorità: abbattimento dei costi della politica, approvazione del nuovo statuto regionale e autonomie. Ma sullo sfondo c’è il suo modello “indiano”: «Un partito con le orecchie a terra, un po’ come fanno gli indiani che sanno ascoltare e interpretare le vibrazioni del terreno». Metafora di ascolto del territorio. E magari anche di fiuto politico.

Intanto però del Pd a terra ha le gomme. Deve ripartire dopo l’ennesima sconfitta elettorale: «Non abbiamo difficoltà a chiamare le cose col loro nome». Una ripartenza che in Veneto si declina intanto con un evidente cambio di registro rispetto alla campagna elettorale “soft” di Bortolussi, zeppa di apprezzamenti per il rivale Zaia e per Galan. La Puppato invece affila subito le unghie: «Non è banale che Zaia si sia sottratto al confronto con gli altri candidati in campagna elettorale. Così facendo ha impedito che l’uomo della strada comprendesse le tante cose sulla quali in Veneto non si è governato. E sulle quali la Lega ha responsabilità, visto che negli ultimi 13 anni è stata ininterrottamente al governo». Un “cahier de doleances” nutrito: dall’indebitamente, in particolare nella sanità, alla mancanza del piano energetico e di quello sociosanitario. «Le aziende se ne vanno dal Veneto - rincara la dose - lo diceva l’altra sera il segretario della Cisl Bonanni. Qui l’energia costa il 50-60% in più che nel resto d’Europa».

Il derby, molto trevigiano, con Zaia, si annuncia insomma caldissimo. A cominciare dall’approvazione dello Statuto: «Siamo pronti a collaborare per approvarlo entro fine anno e mettere al più presto il Veneto al passo con le altre grandi regioni». Il Pd chiede di assegnare alle opposizioni la presidenza della commissione competente: «Sarebbe un segnale di apertura, di rispetto dell’istituzione e di democrazia. Dove il centrosinistra governa o ha governato e persino nella Lombardia del centrodestra, la presidenza è stata riconosciuta alle opposizioni». Incalza Piero Ruzzante: «Dalla risposta che avremo dipenderanno i rapporti tra maggioranza e opposizione». Il Pd subordina il regolamento del consiglio regionale all’approvazione dello statuto. Anche se per il regolamento c’è già un “no” all’introduzione del voto di fiducia: «Non serve. Sarebbe un abuso scandaloso dal punto di vista democratico» avverte la Puppato che aggiunge. Siamo invece pronti a discutere i singoli punti del regolamento per accelerare i tempi di approvazione delle leggi».

L’altra priorità sono i costi della politica. «L’aria che tira prelude a una fase in cui assisteremo alla moltiplicazione di ruoli dirigenziali e di vertice, di commissioni e di strutture burocratiche - dice la Puppato -. Esattamente il contrario di quanto i cittadini stanno chiedendo alla politica. A dispetto delle dichiarazioni di principio, Zaia non sembra partire col piede giusto. Chiederemo l’applicazione immediata della legge Calderoli: riduzione del numero di consiglieri e delle indennità».

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23 aprile 2010
CORRIERE VENETO PD E RO    Pagina 9
«La Regione taglia i fondi al sociale» Chiusa la biblioteca per i non vedenti
Piero Ruzzante prepara un’interrogazione

PADOVA - Sono già due le interrogazioni preparate dal democratico Piero Ruzzante in vista della prima seduta del nuovo consiglio regionale, in programma lunedì prossimo a Venezia, a Palazzo Ferro-Fini. La prima riguarda il caso della nastroteca «Piero Bigini» di via Braille, cioè la biblioteca per i non vedenti inaugurata più di dieci anni fa a fianco dell’istituto Configliachi di via Sette Martiri, zona Chiesanuova: «Il governo e la Regione hanno pesantemente tagliato i fondi a disposizione dell’Unione italiana ciechi, che è proprietaria della struttura di via Braille spiega Ruzzante - Stiamo parlando dell’ex Centro del libro parlato, unico nel suo genere in tutto il Veneto, frequentato da oltre 1.200 persone con gravi problemi alla vista e con una biblioteca contenente più di 1.500 volumi. La sua gestione costa appena 100mila euro l’anno: soldi che, però, nell’ultimo Bilancio regionale, non sono stati trovati…». Quindi, la testimonianza di un frequentatore della nastroteca via Braille: «Già a novembre 2009 - racconta Stefano Miotti, non vedente di San Giorgio in Bosco - il Centro era stato chiuso, per poi riaprire da -  gennaio a fine marzo di quest’anno, casualmente in prossimità delle elezioni regionali… In seguito, svuotate le urne, è stato chiuso di nuovo e lo è tuttora. Nonostante abbia scritto numerose lettere al presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, al ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e al neoassessore regionale al Sociale, Remo Sernagiotto, nessuno mi ha ancora risposto…». La seconda interrogazione di Ruzzante, invece, critica un decreto del ministero dell’Economia, emesso il 30 marzo scorso, che ha abolito le tariffe agevolate perle spedizioni postali di riviste, opuscoli e depliant redatti dalle associazioni di volontariato (ben 1.008 quelle iscritte all’apposito registro di Palazzo Moroni).

D. D ‘A.

mercoledì, 14 aprile 2010

IL MATTINO DI PADOVA - pag. 5

Per rilanciarsi il Pd si liberi dal giogo dei soci fondatori

di Stefano Allievi

I ballottaggi, con la perdita di Mantova, hanno sancito la sostanziale sconfitta del Partito Democratico, in particolare al nord.

Sarebbe però fuorviante ridurre il dibattito post- elettorale all’interno del Pd a uno sterile tiro al piccione. Anche perché a perdere, a livello nazionale, non è stato Bersani, così come a livello regionale non è stato Bortolussi.

La colpa del risultato, in Veneto, non è imputabile al candidato, ma al modo in cui si è arrivati alla sua designazione, al ritardo accumulato, alla scelta della persona prima di avere un programma e un progetto politico condiviso. Dalle urne tuttavia non esce sconfitto il progetto per il quale il Pd è nato, ma semmai la sua mancata realizzazione, soprattutto da parte di chi è rimasto ancorato alle tradizionali componenti e non riesce a riprendere i legami con una società che è nel frattempo cambiata. E’ nella distanza tra certo apparato del Pd e il suo elettorato che si trova una delle chiavi per leggere questa sconfitta.

Ne è un esempio significativo il caso padovano: in cui buona parte del gruppo dirigente ha scelto di spendere il suo peso politico tutto a favore di un solo candidato, che è risultato di gran lunga il meno votato tra quelli eleggibili, superato in alcune circoscrizioni anche dai candidati locali di bandiera. Un fatto che non potrà non pesare sul dibattito interno al Pd. Mentre il candidato che ha ottenuto più preferenze è stato quello più trasversale, sostenuto anche da molti che non appartenevano né ai Ds né alla Margherita, e vorrebbero costruire una storia politica capace di maggiore autonomia e innovazione rispetto ad essi.

Il Pd ha davanti a sé una grossa occasione per dare un segnale di discontinuità di metodo e persone, e nello stesso tempo di coerenza e continuità con il progetto intorno a cui è nato. Ed è il rinnovo degli organi dirigenti e dei segretari di circolo, comunali e provinciali: il solo modo per esprimere un ceto politico radicato nel territorio, e che a questo risponda, come oggi tutti dicono di voler fare. L’elezione di Laura Puppato a capogruppo del Pd in consiglio regionale è un primo segnale in questa direzione. Ma bisogna sradicare anche i piccoli potentati locali e sostituirli con una classe dirigente adeguatamente rinnovata.

Anche qui il caso padovano è significativo. Sulla segreteria provinciale precedente pesa la difficoltà di tutti gli inizi, oltre tutto in una fase infarcita di appuntamenti elettorali, alcuni condotti con successo, come quello che ha portato alla rielezione di Zanonato, ed altri molto meno, come quello provinciale (e, con responsabilità condivisa con molti altri, quello europeo, che ha portato alla mancata elezione di parlamentari veneti a Bruxelles, e ora quello regionale).

Ma anche la gestione verticista delle candidature in questa campagna elettorale e il mancato ascolto della base. Nonché un eccesso di padovacentrismo, che ha visto tutta la provincia schiacciata dalla città e umiliata al punto che sono di Padova città tutti gli eletti in consiglio provinciale e tutti gli eletti padovani in regione. Il segretario del Pd provinciale dovrà quindi rappresentare innanzitutto la provincia. Ed essere una figura con solidi legami col territorio, misurati dal consenso elettorale e dalla capacità amministrativa, la voglia di giocare di squadra, portandone al governo del Pd una innovativa e capace, e mostrando di aver superato la logica delle correnti e delle fedeltà di apparato.

Se si vuole dare una svolta, occorre puntare con forza a quella parte di Pd che crede nel Pd anziché nei suoi soci fondatori, e che è più attenta ai frutti da far maturare che alle radici di cui fare memoria. L’alternativa è un declino lento ma sicuro, da riserva indiana. Mentre proprio il risultato elettorale mostra quanto ci sia bisogno di una opposizione, innanzitutto culturale, forte e di ampi orizzonti.

Scritto da: moderatore | 6 Aprile 2010

Dal leader un invito a tornare tra la gente

martedì, 6 aprile 2010
MATTINO DI PADOVA - pagina 20

Dal leader un invito a tornare tra la gente
«Il Pd deve mettere radici  - Bortolussi, scelta corretta»

«Mai come in questo momento c’è bisogno di unità e riflessione perché è chiaro che il Pd deve cambiare rotta. Impostando politiche nuove, lavorando su programmi coraggiosi, radicandosi sul territorio e valorizzando nelle candidature le risorse umane migliori». Piero Ruzzante è tornato in Veneto ritrovando subito un ruolo da protagonista: primo eletto del Pd nella circoscrizione di Padova, va in consiglio regionale assieme agli assessori comunali Sinigaglia e Bortoli. «Il radicamento territoriale sarà fondamentale nei prossimi tre anni per il Pd, osserva Ruzzante - dal voto delle regionali è sempre più chiaro che in città e in alcuni comuni con tradizione favorevole, come Cadoneghe, riesci a reggere ma già in periferia ci sono grandi problemi di consenso. In Veneto il centrosinistra ha quattro capoluoghi su sette ma nei piccoli paesi il tracollo è netto».

In molti chiedono un netto rinnovamento e sottolineano come un grave errore la mancata candidatura a presidente per il centrosinistra della Puppato, che proprio come Ruzzante ha fatto incetta di voti.

«Laura è una grande risorsa per questo partito. Rappresenta un modello politico su cui investire perché ha conquistato la fiducia e la stima della gente sul campo, amministrando con coraggio e passione in una zona dove la Lega è fortissima. Ma anche a Padova il Pd tiene perché amministra bene, senza fuggire dai problemi. Per quanto mi riguarda ho cercato di stare il più possibile a contatto con la gente, confrontandomi coi problemi di ogni giorno dal primo all’ultimo giorno di campagna elettorale. Credo si debba continuare in questa direzione anche dopo la campagna elettorale. La gente deve trovare il Pd dappertutto».

E la scelta di Bortolussi di non far parte del Pd in consiglio? «Francamente la ritengo una scelta corretta. Non è il capo del Pd ma l’espressione di una coalizione politica e in consiglio continuerà questa funzione che va oltre i partiti. Credo che Giuseppe vada ringraziato per il lavoro fatto».

Scritto da: moderatore | 31 Marzo 2010

c.m. - «II Pd impari a capire i problemi»

mercoledì, 31 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA pagina 7

«II Pd impari a capire i problemi»

Zanonato: la Lega intercetta i bisogni popolari, noi dobbiamo cambiare

di Claudio Malfitano

«Il risultato nazionale è stato disastroso. A Padova va un po’ meglio. Ma al Pd serve un cambiamento. Deve essere capace di intercettare i bisogni della gente. Altrimenti lo farà sempre la Lega».

Sindaco, è un’analisi drastica.

«Il dato che impressiona è che il ceto popolare sente più nella Lega che in noi un punto di riferimento».

A Padova però si sente l’effetto Zanonato.

«Siamo una squadra di persone che ha sempre cercato di ragionare e risolvere i problemi, lasciando da parte gli slogan. In città tutto sommato il centrosinistra regge: il rapporto Zaia/Bortolussi è lo stesso del Degani/Albuzio di un anno fa».

Bortolussi era un candidato sbagliato?

«L’idea che non si possono semplicemente scaldare ed eccitare delle tifoserie ma cercare con proposte concrete e razionalità di recuperare voti dall’altra parte resta un’idea giusta».

Un candidato-ultrà avrebbe fatto meglio?

«Con le tifoserie non si spostano voti. Un’interista resterà sempre interista. Non diventa milanista con gli slogan. E’ l’effetto Santoro: non credo che la sua trasmissione, nonostante il successo, abbia spostato un voto».

E perché la Lega ci riesce?

«La Lega intercetta i voti che cambiano, vuol dire che ha i sensori aperti sui problemi del territorio. Poi ormai ha smesso con gli slogan alla Borghezio. Mi sembra molto più agitato il Pdl, come dimostrano certe esagitazioni di La Russa».

Ma la passione in politica serve a portare la gente alle urne. Altrimenti vince l’astensionismo.

«Vero. Ma credo che in queste elezioni l’astensionismo si sia distribuito in modo più o meno uniforme. Bisogna trovare una formula complessa. Nel lungo periodo però bisogna intercettare l’elettorato mobile».

Ora c’è tutto il tempo. Con tre anni senza appuntamenti elettorali…

«Speriamo sia così. C’è un altro dato che mi fa riflettere. Tra i sindacati non ci sono dirigenti leghisti. Eppure la Lega riesce a intercettare in modo massiccio il voto del lavoro dipendente privato. Volete sapere come fa?».

Ecco, sì. Come fa?

«Si cambia voto perché si è scontenti e si pensa di migliorare. Un partito deve dare a una persona il convincimento che migliorerà la propria condizione. In vari ambiti, non solo economicamente. Bossi, nella sua semplicità, ha dato una lettura del voto interessante: la sinistra non è riuscita a intercettare il voto del Nord. Ma c’è una cosa nettissima: rispetto al Pdl la Lega è un altro mondo».

Vuol dire che il bipolarismo è finito?

«Prima o dopo il problema tra Pdl e Lega si porrà. Ma questo non vuol dire che noi dobbiamo puntare sul loro collasso».

Non pensa a una possibile alleanza con la Lega? «Non è assolutamente all’ordine del giorno».

Come si troverà con Zaia presidente?

«Gli manderò un biglietto di congratulazioni e chiederò di incontrarlo per parlargli dei problemi di Padova. Credo che il rapporto istituzionale sarà buono».

Guardiamo al Pd padovano. La battaglia interna sulle preferenze ha dato un risultato chiaro. Adesso cosa cambia?

«Se pensa a rapporti di forza e correnti, si sbaglia. Non esistono pesi e contrappesi. Io mi sono sempre speso per allargare il consenso, mai per restringerlo. Un esempio è la nomina dell’ex rettore Milanesi a vicepresidente di AcegasAps: non mi sembra sia una persona organica al Pd o a una corrente».

Cosa cambierà allora? «Spero che il partito sviluppi la capacità di intercettare i bisogni dei cittadini. Se manca questo l’amministrazione non può supplire».

Ma quando i militanti andarono a raccogliere firme a Mortise contro il campo Rom lei si arrabbiò. Eppure intercettavano un problema.

«Un conto è cogliere un disagio. Un altro è rispondere con iniziative simil-leghiste. Sono andato anch’io a parlare con i cittadini di Mortise. Ma quando si amministra non si raccolgono firme. Si risolvono i problemi».

Scritto da: moderatore | 31 Marzo 2010

m.b. - La sfida del Pd: «Lega senza alibi»

mercoledì, 31 marzo 2010
GAZZETTINO PADOVA pagina 6

La sfida del Pd: «Lega senza alibi»

Matteo Bernardini

Piero Ruzzante è tornato. E a confermarlo adesso sono anche i numeri, è lui infatti il candidato padovano al consiglio regionale più votato in assoluto con 4.600 preferenze, che diventano oltre 10mila in tutta la provincia. E al suo successo personale, si aggiunge quello del Partito Democratico cittadino, che si conferma, a nove mesi dalle elezioni amministrative, prima forza politica in città.

«Essere il candidato più votato nonostante sia stato lontano da Padova per quattro anni è un bellissimo risultato. Significa che ho lasciato un buon ricordo del mio periodo trascorso in parlamento». Dice Piero Ruzzante, che le prove generali del suo ritorno le aveva già fatte durante le amministrative di giugno chiamato a rianimare gli ultimi giorni di campagna elettorale prima del ballottaggio, quando sembrava che il sindaco avesse il fiato sempre più corto e il centro destra invece il vento in poppa.

«Credo la gente mi abbia votato perché ha visto in me il vero candidato del Pd - spiega Ruzzante - e non un “ex”, reduce da esperienze passate. Ecco, penso le persone abbiano bisogno di un Partito Democratico vicino al presente e proiettato nel futuro, e non fermo ad un orgoglioso passato. E poi a premiare è stato anche lo straordinario lavoro svolto da tanti ragazzi, specie in provincia, che erano alla finestra e aspettavano solo di essere coinvolti in un nuovo progetto». Sui leghisti il commento è secco: «Non hanno più scuse o alibi, ora devono governare. Li aspetto al varco su federalismo, sicurezza e nucleare». Assieme a Ruzzante hanno guadagnato un seggio a Palazzo Ferro Fini anche gli assessori Pd, Claudio Sinigaglia e Mauro Bortoli.

«Il risultato raggiunto - commenta Sinigaglia, titolare delle deleghe al Sociale e allo Sport - è il riconoscimento del lavoro amministrativo svolto in questi anni. Alla mia soddisfazione personale lego anche quella del Partito democratico che in città ha ribadito la sua forza. La Lega? Beh, è incredibile come la gente pensi ancora che rappresenti una novità. Sta governando in Veneto e in Italia da 15 anni».

Mentre attende ancora l’ufficialità della sua nomina, anche Mauro Bortoli sottolinea la necessità di un Pd più vicino alla gente: «Il nostro non può essere un partito che premia il “notabilato” e le diverse culture che ci compongono devono rappresentare una risorsa e non un ostacolo. C’è quindi la necessità di intensificare l’attività politica e la nostra presenza sul territorio per radicarci in maniera più incisiva. Rimango convinto quello dato alla Lega sia un voto di protesta».

Scritto da: moderatore | 30 Marzo 2010

Il PD padovano porta in Regione 3 eletti!

Il Pd è il primo partito nella città di Padova e, in tutta la provincia elegge tre candidati:

RUZZANTE PIERO PADOVA, 11 Giugno 1963 10.125 eletto
SINIGAGLIA CLAUDIO PADOVA, 08 Marzo 1958 8.600 eletto
BORTOLI MAURO PADOVA, 21 Febbraio 1956 3.393 eletto
URBANI GERMANA MONTAGNANA, 01 Febbraio 1973 1.961  
BEZZEGATO MARIALUISA CAMPOSAMPIERO, 28 Dicembre 1969 1.385  
MARAFFON MARTINA PADOVA, 18 Aprile 1983 1.036  
CAMPAGNOLO ROBERTO CITTADELLA, 08 Luglio 1967 958  
SALVAGNIN SILVIA PADOVA, 14 Gennaio 1962 704  
PAVANINI GIULIO VENEZIA, 02 Novembre 1949 252  

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Scritto da: moderatore | 30 Marzo 2010

e.f. - Piero Ruzzante, l’ariete democratico

martedì, 30 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA pagina 14

Piero Ruzzante, l’ariete democratico

Batte tutti nel Pd, eletto anche Claudio Sinigaglia, Mauro Bortoli ín bilico

di Enrico Ferro

PADOVA. Bottiglia di Fior d’Arancio alle spalle, sguardo incollato al computer e nessuna voglia di andare a cenare in pizzeria. Al punto da riuscire a resistere alle avances di Ivo Rossi, che dalla sua casa di Salboro premeva per organizzare una pizza celebrativa in compagnia. Piero Ruzzante, 46 anni, sposato, tre figli: è lui il candidato più votato in città. E lui il leader nella sfida tutta interna al Partito democratico. A seguire Claudio Sinigaglia e Mauro Bortoli. Ecco chi esulta e chi mugugna nella sede di via Beato Pellegrino.

RUZZANTE. «Sì, sono il candidato che ha preso più preferenze. Nonostante i 4 anni di assenza dal territorio avevo percepito l’affetto della città, che si è manifestato con tutti questi voti. Ora emergono due dati di fatto: Padova è una città spaccata in due, tra centrodestra e centrosinistra. E in una situazione come questa, la differenza la fanno le persone». Ruzzante con Zanonato e Bortoli con Naccarato? «Io credo nella competizione interna: può solo portare buoni risultati». A proposito di risultati, quale è il più gradito? «Mi danno molta soddisfazione i voti presi nei paesi dell’Alta padovana, la roccaforte del Pdl e della Lega». Ed eccoli qua: 161 a Carmignano, 150 a San Giorgio in Bosco, 101 a San Martino di Lupari, 64 a Grantorto.

SINIGAGLIA. Arriva poco dopo le 21. Saluta tutti e si fionda nel suo ufficio al primo piano. «Un commento? Abbiamo perso…», dice ridacchiando. Sì, perché se Ruzzante è sul gradino più alto del podio democratico, Sinigaglia lo segue a circa 500 voti di distacco. «L’esito elettorale conferma quanto sia forte questa amministrazione. Padova è senza dubbio un’isola felice del centrosinistra, un laboratorio politico. Il Pd deve ripartire da qua». Primo Ruzzante, secondo Sinigaglia, terzo Bortoli? «No, guardi che non c’è alcun regolamento di conti». E se le dico Zanonato contro Naccarato? «Sono due persone intelligenti. Sarebbe sciocco disperdere le forze».

BORTOLI. Si presenta in via Beato Pellegrino insieme al collega di giunta Umberto Zampieri. E non sprizza certo euforia. «Io terzo classificato? Era previsto. Io sono sceso in campo per affermare un punto di vista e non sono il burattino di nessuno. Ho scelto di candidarmi: nel bene o nel male sono io responsabile. E comunque i voti collezionati mi gratificano. L’obiettivo di tutti noi deve essere quello di raccogliere consensi per il Partito democratico».

LA GIUNTA. Poco dopo la mezzanotte giunge il responso quasi definitivo. Ruzzante e Sinigaglia sicuri, Bortoli in forse. Ora dovrà essere rimaneggiata anche la giunta Zanonato. L’ingresso a palazzo Balbi di Sinigaglia potrebbe aprire il campo a Gianni Berno, così come le «promozioni» di Bortoli e Pipitone potrebbero far rientrare in scena Luigi Mariani e Giovanni Battista Di Masi.

LA PIZZA. Per la cronaca: alla fine, ieri sera, la pizza l’hanno mangiata tutti insieme in via Beato Pellegrino.

Scritto da: moderatore | 30 Marzo 2010

n.c. - Pd, boom di voti per Ruzzante

martedì, 30 marzo 2010
GAZZETTINO PADOVA - pagina 4
Pd, boom di voti per Ruzzante

Nicoletta Cozza «Abbiamo molto su cui riflettere nei prossimi mesi». La pensiero di Flavio Zanonato, peraltro affidato a Facebook, sul responso delle urne inquadra perfettamente la situazione del Pd. Se da un lato c’è il dato dell”‘oasi-Padova”, dove il partito tiene e si assesta su una percentuale addirittura superiore al 28 e mezzo in virtù proprio dell’effetto-Zanonato, dall’altro ci sono i risultati, tutt’altro che lusinghieri, nei Comuni della Provincia e nel Veneto: nessuna ripresa rispetto alle Europee. A effettuare una prima analisi sul voto e su quanto è avvenuto nel Pd a Padova e nel resto del territorio veneto, è Piero Ruzzante, che ha riportato un successo personale che va aldilà di ogni più roseo pronostico, garantendogli la poltrona di consigliere regionale. «Il mio eccezionale risultato - sottolinea - mi riempie di soddisfazione, ma anche di responsabilità. Sono stato il più “gettonato” della città nelle liste di tutti i partiti. Detto questo, il voto ci restituisce ancora una volta una città divisa a metà che però il centro sinistra governa da 6 anni in virtù delle grandi capacità di amministratore di Zanonato. Grazie a lui il Pd è il primo partito della città. In provincia,invece, mostra una certa debolezza. Significativo è che io abbia preso numerose preferenze nell’Alta: lì ho condotto una battaglia contro il sistema di potere clientelare della Lega. Credo che tutto il partito debba continuare in questa direzione. Zanonato il mio “angelo custode”? Dal punto di vista politico sicuramente sì, visto che è stato proprio lui a chiedermi di tornare». Contento è anche l’altro neo consigliere regionale padovano del centro sinistra, cioè Claudio Sinigaglia. «Sono felice - ha osservato - per quanto espresso dal laboratorio-Padova, dove la gente apprezza l’opera di un’amministrazione che lavora bene,su progetti validi. Il risultato complessivo del Pd nel Veneto, invece, mi preoccupa. Forse stiamo pagando anche lo scotto di avere presentato troppo tardi il candidato alla presidenza». Il terzo aspirante consigliere veneto del Partito Democratico è Mauro Bortoli. «Per quanto mi riguarda - ha concluso - ho sempre saputo che sarei stato il terzo. Importante è che il Pd a Padova si sia confermato il primo partito perché significa che sul nostro territorio può vantare una buona base. La crescita della Lega, però, impone una riflessione per evitare che si verifichi uno scollamento nella tenuta sociale».

Scritto da: moderatore | 28 Marzo 2010

Piero: un’occasione da non perdere

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il Mattino di Padova 28-03-2010

Scritto da: moderatore | 27 Marzo 2010

La Giusta Parte in galleria

Qualche immagine per ripercorre, forse meglio di un testo, quasi due mesi di campagna elettorale, dalla candidatura popolare all’ultima nottata per sorvegliare il rispetto della legalità negli spazi elettorali.

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sabato, 27 marzo 2010
CORRIERE VENETO - pagina 4
«Siamo noi i veri federalisti No a nucleare e inceneritori»

Bortolussi fino all’ultimo respiro: solo il nostro é programma serio

PADOVA - Chiusura nel nome del federalismo. Non quello della Lega, che «semmai si farà sarà molto annacquato», ma quello «istituzionale di Silvio Trentin, un vero federalista». Bepi Bortolussi sceglie di chiudere la campagna elettorale rendendo omaggio proprio al politico che fece dei federalismo la sua bandiera. Ieri pomeriggio a Padova, insieme al sindaco Flavio Zanonato, al senatore dei Pd Paolo Giaretta e a Piero Ruzzante, candidato al consiglio regionale del Pd, Bortolussi ha reso omaggio al partigiano e politico deponendo un mazzo di fiori davanti alla casa dove Trentin fu arrestato. «Dico agli elettori di stare attenti domenica e lunedì - ha detto Bortolussi - siamo una delle pochissime regioni senza Statuto. E stare senza Statuto e senza programmazione energetica e territoriale vuol dire non essere efficaci e trasparenti sul futuro del Veneto. Quello in cui Trentin immaginava il suo federalismo era un tempo diverso. Il suo era un federalismo incentrato sulla libertà personale, istituzionale, non come quello della Lega.

Trentin è stato un precursore della nostra Costituzione, in un mondo in cui il problema vero era coniugare gli aspetti dei lavoro con quelli della libertà. La Lega quel federalismo non ha voluto farlo, anche se ne avevano tutte le possibilità. La Lega è centralista a livello regionale e difficilmente lo farà nella prossima legislatura, perché a quel federalismo istituzionale non ci crede. Noi invece abbiamo un programma serio, pochi punti, vere e proprie parole d’ordine: sostegno alla famiglia, che in Veneto è il cuore della società e la base dell’economia (senza la conduzione familiare non esisterebbe il nostro commercio, il nostro turismo, il nostro artigianato), valorizzazione dei territorio (dal punto di vista culturale, turistico, enogastronomico), risparmio energetico e sviluppo delle energie rinnovabili (no al nucleare e ai termovalorizzatori), approvazione dello Statuto e dei piani strategici, una sanità più diffusa nel territorio e un’accelerazione della realizzazione dell’Sfmr, per dare una scala veramente me tropolitana al Veneto. Lega e Pdl sono incompatibili, si rischia di continuare ad avere una Regione ingessata e inconcludente. Se avessero voluto avrebbero potuto dare competenze a Province e Comuni, non l’hanno fatto proprio perché non l’hanno voluto».

«Se saremo eletti - gli fa eco Ruzzante - porteremo avanti il modello di federalismo di Trentin e di Antonio Gramsci, con uno spostamento di risorse verso il basso, un federalismo sociale, e uno Statuto con attribuzioni chiare ed efficienti alle autonomie locali, non un nuovo centralismo regionale». Dello stesso tenore Zanonato: «Roma, Palermo, Catania, quando hanno chiesto qualcosa hanno subito avuto le risorse. A comuni come Padova o altri viene detto di aspettare il federalismo. Se il federalismo fiscale è serio, allora le risorse devono arrivare anche qui, non solo a parole. Quando Trentin parlò di federalismo la nostra regione era agricola, si trattava di “produrre” risorse in proprio, non tanto di trattenerle, visto che non ne avevamo. Noi vogliamo un Paese non che si divide, ma che riesce a stare insieme in modo sinergico».

S. D’ A.

Scritto da: moderatore | 27 Marzo 2010

c.m. - Ruzzante e Bortoli, sfida in famiglia

sabato, 27 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA - pagina 32

Ruzzante e Bortoli, sfida in famiglia

L’assessore: «Prima il lavoro». L’ex deputato: «Punto sui giovani»

La concorrenza fa bene: anche il Pd si è piegato ai dettami del mercato. E, a sinistra, la sfida più interessante è tutta interna agli ex Ds. Da una parte l’assessore Mauro Bortoli, 54 anni, sostenuto da Alessandro Naccarato e dai giovani della federazione di via Beato Pellegrino. Dall’altra l’ex deputato Piero Ruzzante, 46 anni, «sponsorizzato» da Giaretta, Gallo e Zanonato.

Qual è il bilancio di questa campagna elettorale?

Bortoli: «Molto bene, la mia candidatura ha rimesso in moto molte forze. E le argomentazioni che ho sollevato sono state riprese dagli altri candidati e fatte proprie da tutto il partito. E parlo della priorità al lavoro, del sostegno alle classi in difficoltà a causa della crisi, degli ammortizzatori sociali. Direi che è stata una campagna elettorale entusiasmante. Quasi mi spiace che finisca».

Ruzzante: «E’ stata una campagna elettorale bellissima: si è messa in moto molta gente che era alla finestra e magari era dubbiosa del Pd. Il mio invito agli elettori è quello a usare la preferenza. E’ un segnale da dare nei confronti di altre elezioni, come quelle politiche, che non la prevedono. Un referendum sulla libertà di scelta».

Quale sarà la prima proposta di legge che farà se verrà eletto?

Bortoli: «Quella per allargare gli ammortizzatori sociali. Così da garantire un reddito ai ragazzi che sono stati espulsi dal mondo del lavoro a causa della crisi».

Ruzzante: «Farò una proposta di legge per i giovani, sul tema della precarietà, della casa e della creatività. Ma farò anche un’interrogazione urgente sulla vicenda della «C&C» di Pernumia, con quel capannone pieno di rifiuti tossici tra Battaglia e Due Carrare. Nella Bassa c’è un allarme ambientale».

Cosa farà se non dovesse essere eletto?

Bortoli: «Porterò avanti il mio impegno di amministratore. Ma sono molto determinato a lavorare per il rafforzamento del Pd. Sono per una cultura politica che veda il partito come un intellettuale collettivo».

Ruzzante: «Continuerò a garantire il mio impegno per la nascita di un Pd che sappia rappresentare il pluralismo che esiste in questo grande partito popolare».

(Claudio Malfitano)

Scritto da: moderatore | 26 Marzo 2010

L’agenda di Piero per venerdì 27 marzo

Questi gli appuntamenti pubblici previsti dall’agenda elettorale di Piero Ruzzante per venerdì 26 marzo 2010, ultimo giorno di campagna elettorale. Domani silenzio, domanica e lunedì si vota!

  • Ore 09.30 Sarà ad un banchetto elettorale al mercato di Piazzola sul Brenta
  • Ore 12.30 Parteciperà alla trasmissione “Il Rosso e il Nero” a Telenuovo
  • Ore 14.30 Sarà ad un banchetto elettorale ad Abano Terme  
  • Ore 17.30 Sarà alla presentazione del nuovo libro di Sergio Frigo - Padova
  • Ore 18.30 Aperitivo con amici e sostenitori alla Specola a Padova
  • Ore 19.30 Sarà ad un aperitivo con amici e sostenitori a Grantorto
  • Ore 20.30 Parteciperà ad un incontro pubblico presso la Sala Consiliare di Campodarsego
  • Ore 21.30 Parteciperà a una cena di chiusura elettorale ad Arzergrande

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