Scritto da: moderatore | 9 Giugno 2010

Il Pd vince la battaglia, l’Unità ci dedica 6 pagine

Nei giorni scorsi avevamo denunciato le linee guida della Regione Veneto sui trapianti, i disabili psichici erano discriminati. Ora, dopo la nostra denuncia, è arrivata una circolare applicativa (non interpretativa, ma applicativa!) che di fatto sconfessa la norma discriminatoria. Non ci basta, però, una circolare: vogliamo che il contenuto della circolare venga recepito anche dalle “linee guida” varate a marzo dello scorso anno dalla Regione Veneto.
Alla vicenda l’Unità ha dedicato 6 pagine: la prima, l’editoriale di Concita De Gregorio, un servizio interno e un’intervista a Ignazio Marino.

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Scritto da: moderatore | 8 Giugno 2010

Manovra del Governo, Federalismo tradito

“ECCO IL FEDERALISMO LEGHISTA: PRIMI IN ITALIA PER TAGLI AI COMUNI, CON UNA PERDITA DI CENTINAIA DI EURO PRO CAPITE PER I CITTADINI VENETI

“I dati pubblicati da “Il Sole 24 ore” di oggi - relativi ai presunti effetti sui bilanci dei comuni dell’ultima manovra correttiva varata dal Governo - se fossero confermati dai fatti, sarebbero non solo agghiaccianti, ma dimostrerebbero per l’ennesima volta la falsità e l’inconsistenza di tutti i proclami della Lega sul federalismo fiscale.

Dati alla mano: se Parma, tra i Comuni capoluogo di provincia, risulta essere il più stangato d’Italia, nel Veneto questo triste primato tocca a Padova, che si piazza al 13° posto a livello nazionale. Nel 2011 la manovra sottrarrà 162 euro per abitante di Padova e si tradurrà con un taglio implicito della spesa dell’11,7%. Nel 2012, ancor peggio: la manovra costerà 189 euro pro-capite e porterà ad un taglio della spesa del 13,6%. Ma anche a Vicenza, Verona, Venezia e Treviso si sentiranno gli effetti della scure. In generale, nei comuni del Veneto la manovra inciderà 87 euro per abitante e comporterà per loro, facendo una media, un taglio implicito della spesa dell’ 8,7%. E la situazione è ancor più drammatica se si considerano i numeri relativi alla totalità dei Comuni italiani, non solo quelli capoluogo di provincia. Sapete che cos’hanno in comune Loreggia, Vigasio, Giavera del Montello, Santorso, Rossano Veneto, Ponzano Veneto, Casalserugo, Casale sul Sile, Isola Vicentina, Maserada sul Piave, Fontaniva e infine San Martino di Lupari? Sono tutti comuni veneti e sono tutti tra i primi venti comuni italiani che subiranno tagli drammatici alla spesa dal prossimo anno. Su una totalità di venti comuni, ben 12 sono veneti! E con Loreggia, che se volesse rispettare per il prossimo anno il patto di stabilità imposto dal Governo, dovrebbe tagliare la spesa del 60,3%, siamo anche primi. Questo comporterà un costo di 362 euro per ognuno dei 7.094 abitanti di quel Comune. San Martino di Lupari, che invece chiude questa triste classifica, dovrà tagliare del 30.2%. Ma non è tutto. Ai tagli ai Comuni, bisogna anche aggiungere i tagli per circa 10 mld di euro, previsti per le Regioni nel biennio 2011/2012: come evidenzia uno studio condotto recentemente dalla CGIA di Mestre, la manovra comporterà un taglio della spesa per la Regione del 22,9%, traducibile in un costo per ogni cittadino veneto di 129 euro pro-capite, cumulabile a quello, molto probabile, che subirà dal proprio comune di appartenenza. E’ questo il federalismo fiscale della Lega? E’ questo che intendeva Zaia quando in campagna elettorale diceva “prima il Veneto”? Prima di cosa? Per adesso siamo i primi a subire i tagli indiscriminati che la Lega contribuisce a promuovere quando è a Roma. Il federalismo fiscale assume un senso e smette di essere uno slogan se diventa un mezzo per permettere ai comuni di trattenere sul loro territorio una parte della ricchezza prodotta, destinandola al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Se, invece, è semplicemente una nuova procedura burocratica, utile solo per mettere le mani nelle tasche dei veneti, non serve a nulla e non interessa nessuno e, prima o poi, si trasformerà in un vero e proprio boomerang per la propaganda leghista”.

Piero Ruzzante

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Scritto da: moderatore | 4 Giugno 2010

Una pista ciclabile per il Veneto

Con i suoi 118 chilometri è il tracciato ferroviario dismesso più lungo d’Italia e attraversa quattro province venete (Treviso, Padova, Vicenza e Verona) e una lombarda (Mantova): “un corridoio verde che per bellezza e interesse paesaggistico rappresenta un patrimonio della Regione Veneto da preservare e valorizzare”. Con questo obiettivo il consigliere regionale del Partito Democratico, Piero Ruzzante , assieme alla capogruppo Laura Puppato e ai consiglieri Franco Bonfante e Stefano Fracasso, ha presentato un progetto di legge che stabilisce norme e procedure per la realizzazione del percorso ciclopedonale Treviso-Ostiglia. “Con la trasformazione della ferrovia in percorso ciclopedonale - afferma Ruzzante - si raggiungerebbe un doppio risultato: si recupererebbe una mobilità quotidiana meno stressante, più sostenibile e rispettosa dell’ambiente e, contemporaneamente, si darebbe vita ad un itinerario cicloturistico opportunamente collegato con le mete turistiche, didattiche e ricreative del territorio come siti archeologici, musei della tradizione, parchi tematici e monumenti. Diventerebbe, quindi, un’opportunità di sviluppo per aziende agrituristiche, fattorie ecologiche e bed&breakfast, come già avviene in Germania, Austria, Spagna ed altri paesi europei”. “Ad esempio - precisa l’esponente del Pd - solo nel tratto padovano sono raggiungibili luoghi come l’area del parco del Brenta, i santuari Antoniani nel Comune di Camposampiero, il museo della centuriazione a Borgoricco, il santuario di Tessara e l’oratorio di San Francesco a Curtarolo, Villa Marcello a Piombino Dese, Villa Camerini a Piazzola. Ruzzante ricordando le tappe dell’operazione, evidenzia come “con una legge del 1999, la Regione Veneto ha finanziato l’acquisto del sedime delle Ferrovie da parte degli enti locali. Hanno finora utilizzato i contributi le Province di Padova e di Treviso, e solo questa ultima all’interno del Parco del Sile ha realizzato una pista ciclopedonale nel tratto di sua competenza”. “Per il resto - osserva ancora Piero Ruzzante - si sono avuti solo interventi sporadici e limitati ed incombono ancora progetti per un utilizzo distorto del tracciato. Nel 2008 infine, grazie ad un emendamento presentato dal PD, sono stati stanziati due milioni di euro per l’acquisizione di parte del sedime da parte della Regione. “Oggi con questa proposta di legge - conclude l’esponente padovano del PD - si impegna la Regione a riconoscere di interesse prioritario regionale la realizzazione dell’itinerario ciclopedonale e si prevede il ricorso all’Intesa programmatica d’area (IPA, strumento recente di programmazione concertata dal basso introdotto dalla legge regionale di programmazione n. 35 del 2001)”.

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Scritto da: moderatore | 2 Giugno 2010

Videolettera contro le discriminazioni

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“Escludere dalla possibilità del trapianto di organi persone che hanno avuto nel corso della loro esistenza gravi problemi psicologici o affette da problemi di salute mentale (ad esempio le persone disabili) la dice lunga sulla cosiddetta cultura della vita della Lega Nord e del Pdl. A parole vogliono difendere la vita dal concepimento alla morte, nei fatti privilegiano i “sani e forti” a danno dei meno fortunati, teorizzando un’ideologia che si avvicina a chi, in passato, sosteneva la purezza della razza.
Evidentemente le battaglie di Zaia contro la RU486 così come le prese di posizione leghiste contro il testamento biologico hanno solo fini elettoralistici e nulla hanno a che fare con la tutela dei più deboli.
Per questo ho presentato un interrogazione a risposta immediata in Consiglio regionale, per chiedere all’Assessore alla Sanità di rivedere questi criteri e di riconoscere in maniera universale il diritto al trapianto, utilizzando esclusivamente criteri di valutazione medica ed eliminando qualunque aberrante discriminazione a danno di persone disabili o con problemi psicologici”.

Piero Ruzzante

Scritto da: moderatore | 28 Maggio 2010

Zeru Olimpiadi, zeru fondi, zeru risorse per il federalismo

RUZZANTE: “DISTANZA ABISSALE TRA PROMESSE ZAIA E FATTI CONCRETI”

“Mentre qui si discute di federalismo e statuto, a Roma i ministri della Lega votano una manovra che prevede 10 miliardi di tagli per le Regioni e oltre 3 miliardi in meno di fondi da destinare ai Comuni. Riduzioni queste che si aggiungono al già notevole ridimensionamento di trasferimenti e alla mannaia che si è abbattuta sulle politiche sociali nel corso degli ultimi anni”.
La denuncia è del consigliere regionale del Partito Democratico, Piero Ruzzante, componente della commissione Bilancio e di quella per lo Statuto della Regione Veneto.
“Sia ben chiaro: non si fa alcun federalismo con i fichi secchi. E’ incredibile la distanza abissale tra le dichiarazioni d’intenti del presidente leghista Luca Zaia e i fatti concreti.
Zeru Olimpiadi, zeru fondi Cipe per le opere pubbliche nel Veneto, zeru risorse per il federalismo - conclude Ruzzante - fronte sul quale i paladini della Lega nulla non sono riusciti ad ottenere se non gli zeru tagli ai fondi di Palazzo Chigi. I cittadini veneti non vanno presi in giro in questa maniera indecente”.

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Scritto da: moderatore | 24 Maggio 2010

La Costituzione a Cittadella

Mattino di Padova, 24 maggio 2010

Ruzzante e Pipitone contro Bitonci: “Nega gli spazi”

CITTADELLA. A Cittadella l’amministrazione leghista non rispetta la Costituzione e nega gli spazi per i banchetti; il centrosinistra reagisce con forza e vara una “nuova resistenza”. A sostenere la battaglia - promossa da Pd, Idv e Giovani Democratici - ieri mattina in Piazza Pierobon, sono arrivati anche i consiglieri regionali Piero Ruzzante e Antonino Pipitone. I consiglieri di centrosinistra, Giovanni Paolo Parolin e Martino Baggio, inquadrano il problema: “Da 15 anni chiediamo banchetti e sale pubbliche e ci vengono negate con le scuse più risibili, vengono messi continuamente ostacoli, si dice che non c’è spazio, e poi puntualmente lo spazio ci sarebbe”. “Il sindaco Massimo Bitonci non può entrare nel merito delle nostre battaglie politiche – insiste Parolin - deve solo prenderne atto, non si può negare lo spazio per fare politica”. Ruzzante all’attacco: “Bitonci insiste nell’illegalità: ha un doppio incarico e viola la Costituzione. Non esiste che si inventino scuse per negare spazi di democrazia. E poi c’è il rischio che questo modello venga esportato in tutti i comuni amministrati dalla Lega. A Padova, in Piazza della Frutta, c’è sempre un banchetto del Carroccio”. Pd e Idv presenteranno un’interrogazione in consiglio regionale. “Spediremo anche una lettera al Prefetto e al Presidente della Repubblica perchè ristabiliscano i diritti costituzionali a Cittadella”, conclude Ruzzante. Il responsabile Idv di Cittadella, Antonio Argolini, e Pipitone raccontano: “Avevamo chiesto lo spazio per un banchetto; un’incaricata dell’ufficio cultura telefonicamente ha avvisato che l’assessore, presumo Giuseppe Pan, non ha autorizzato la richiesta in quanto in quelle date l’area era già occupata da altre manifestazioni. Ovviamente la piazza era libera”.  

La scelta del Coni di candidare Roma come possibile città ospitante per le olimpiadi del 2020 è una sconfitta per tutto il Veneto. Perdiamo un’occasione storica: la possibilità di attirare importanti investimenti nel nostro territorio, che avrebbero consentito un importate riqualificazione oltre che portare occasioni di lavoro e di sviluppo.

Espresso il rammarico per una scelta che non ci ha premiato, non si può non sottolineare il clamoroso fallimento della Giunta Zaia e della Lega Nord, che continua a sostenere un Governo che penalizza il nord e, in particolare, la nostra Regione.

Solo lunedì scorso era venuto a Venezia addirittura Bossi, assicurando un ruolo determinante da ambasciatore a Roma per difendere gli interessi del nostro territorio.

I risultati, a dir poco disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti. La Lega continua a chiacchierare di cose inutili: il dialetto nelle scuole, le polemiche contro i 150 anni dell’Unità d’Italia e via di questo passo, mentre fallisce sulle cose importanti, decisive per rilanciare la nostra economia in una fase di crisi profonda come quella che stiamo attraversando. A questo proposito una domanda sorge spontanea: che credibilità ha una forza politica che fatica a riconoscere l’Unità del Paese quando candida un territorio che governa ad ogni livello a rappresentare l’Italia in una manifestazione così importanti come le Olimpiadi? Credo di non esagerare se affermo che la credibilità è pari a zero

Temo che quanto successo oggi a Roma sia solo un anticipo di ciò che succederà con la presunta riforma del federalismo fiscale, che presto si rivelerà per quello che è: una scatola vuota, senza risorse aggiuntive per gli enti locali, ma con nuovi tagli a danno dei veneti che sono già allo studio di Tremonti”.

Piero Ruzzante

Scritto da: moderatore | 24 Aprile 2010

a.l. - Statuto, la sfida del Pd a Zaia

24 aprile 2010
IL GAZZETTINO: Pagina 16

Statuto, la sfida del Pd a Zaia
I democratici presentano le loro priorità al governatore

Antonio Liviero

VENEZIA

Bavarese? No, per ora indiano, il modello di partito che ha in mente Laura Puppato, la “sindachessa” di Montebelluna approdata in Regione con una prova di quanto sia travolgente la sua “macchina da voti”. Ieri a palazzo Ferro-Fini ha lanciato di fatto la sua leadership veneta nei panni di capogruppo del Pd. Presentando la squadra dei consiglieri (9 volti nuovi su 14) e le priorità: abbattimento dei costi della politica, approvazione del nuovo statuto regionale e autonomie. Ma sullo sfondo c’è il suo modello “indiano”: «Un partito con le orecchie a terra, un po’ come fanno gli indiani che sanno ascoltare e interpretare le vibrazioni del terreno». Metafora di ascolto del territorio. E magari anche di fiuto politico.

Intanto però del Pd a terra ha le gomme. Deve ripartire dopo l’ennesima sconfitta elettorale: «Non abbiamo difficoltà a chiamare le cose col loro nome». Una ripartenza che in Veneto si declina intanto con un evidente cambio di registro rispetto alla campagna elettorale “soft” di Bortolussi, zeppa di apprezzamenti per il rivale Zaia e per Galan. La Puppato invece affila subito le unghie: «Non è banale che Zaia si sia sottratto al confronto con gli altri candidati in campagna elettorale. Così facendo ha impedito che l’uomo della strada comprendesse le tante cose sulla quali in Veneto non si è governato. E sulle quali la Lega ha responsabilità, visto che negli ultimi 13 anni è stata ininterrottamente al governo». Un “cahier de doleances” nutrito: dall’indebitamente, in particolare nella sanità, alla mancanza del piano energetico e di quello sociosanitario. «Le aziende se ne vanno dal Veneto - rincara la dose - lo diceva l’altra sera il segretario della Cisl Bonanni. Qui l’energia costa il 50-60% in più che nel resto d’Europa».

Il derby, molto trevigiano, con Zaia, si annuncia insomma caldissimo. A cominciare dall’approvazione dello Statuto: «Siamo pronti a collaborare per approvarlo entro fine anno e mettere al più presto il Veneto al passo con le altre grandi regioni». Il Pd chiede di assegnare alle opposizioni la presidenza della commissione competente: «Sarebbe un segnale di apertura, di rispetto dell’istituzione e di democrazia. Dove il centrosinistra governa o ha governato e persino nella Lombardia del centrodestra, la presidenza è stata riconosciuta alle opposizioni». Incalza Piero Ruzzante: «Dalla risposta che avremo dipenderanno i rapporti tra maggioranza e opposizione». Il Pd subordina il regolamento del consiglio regionale all’approvazione dello statuto. Anche se per il regolamento c’è già un “no” all’introduzione del voto di fiducia: «Non serve. Sarebbe un abuso scandaloso dal punto di vista democratico» avverte la Puppato che aggiunge. Siamo invece pronti a discutere i singoli punti del regolamento per accelerare i tempi di approvazione delle leggi».

L’altra priorità sono i costi della politica. «L’aria che tira prelude a una fase in cui assisteremo alla moltiplicazione di ruoli dirigenziali e di vertice, di commissioni e di strutture burocratiche - dice la Puppato -. Esattamente il contrario di quanto i cittadini stanno chiedendo alla politica. A dispetto delle dichiarazioni di principio, Zaia non sembra partire col piede giusto. Chiederemo l’applicazione immediata della legge Calderoli: riduzione del numero di consiglieri e delle indennità».

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23 aprile 2010
CORRIERE VENETO PD E RO    Pagina 9
«La Regione taglia i fondi al sociale» Chiusa la biblioteca per i non vedenti
Piero Ruzzante prepara un’interrogazione

PADOVA - Sono già due le interrogazioni preparate dal democratico Piero Ruzzante in vista della prima seduta del nuovo consiglio regionale, in programma lunedì prossimo a Venezia, a Palazzo Ferro-Fini. La prima riguarda il caso della nastroteca «Piero Bigini» di via Braille, cioè la biblioteca per i non vedenti inaugurata più di dieci anni fa a fianco dell’istituto Configliachi di via Sette Martiri, zona Chiesanuova: «Il governo e la Regione hanno pesantemente tagliato i fondi a disposizione dell’Unione italiana ciechi, che è proprietaria della struttura di via Braille spiega Ruzzante - Stiamo parlando dell’ex Centro del libro parlato, unico nel suo genere in tutto il Veneto, frequentato da oltre 1.200 persone con gravi problemi alla vista e con una biblioteca contenente più di 1.500 volumi. La sua gestione costa appena 100mila euro l’anno: soldi che, però, nell’ultimo Bilancio regionale, non sono stati trovati…». Quindi, la testimonianza di un frequentatore della nastroteca via Braille: «Già a novembre 2009 - racconta Stefano Miotti, non vedente di San Giorgio in Bosco - il Centro era stato chiuso, per poi riaprire da -  gennaio a fine marzo di quest’anno, casualmente in prossimità delle elezioni regionali… In seguito, svuotate le urne, è stato chiuso di nuovo e lo è tuttora. Nonostante abbia scritto numerose lettere al presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, al ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e al neoassessore regionale al Sociale, Remo Sernagiotto, nessuno mi ha ancora risposto…». La seconda interrogazione di Ruzzante, invece, critica un decreto del ministero dell’Economia, emesso il 30 marzo scorso, che ha abolito le tariffe agevolate perle spedizioni postali di riviste, opuscoli e depliant redatti dalle associazioni di volontariato (ben 1.008 quelle iscritte all’apposito registro di Palazzo Moroni).

D. D ‘A.

mercoledì, 14 aprile 2010

IL MATTINO DI PADOVA - pag. 5

Per rilanciarsi il Pd si liberi dal giogo dei soci fondatori

di Stefano Allievi

I ballottaggi, con la perdita di Mantova, hanno sancito la sostanziale sconfitta del Partito Democratico, in particolare al nord.

Sarebbe però fuorviante ridurre il dibattito post- elettorale all’interno del Pd a uno sterile tiro al piccione. Anche perché a perdere, a livello nazionale, non è stato Bersani, così come a livello regionale non è stato Bortolussi.

La colpa del risultato, in Veneto, non è imputabile al candidato, ma al modo in cui si è arrivati alla sua designazione, al ritardo accumulato, alla scelta della persona prima di avere un programma e un progetto politico condiviso. Dalle urne tuttavia non esce sconfitto il progetto per il quale il Pd è nato, ma semmai la sua mancata realizzazione, soprattutto da parte di chi è rimasto ancorato alle tradizionali componenti e non riesce a riprendere i legami con una società che è nel frattempo cambiata. E’ nella distanza tra certo apparato del Pd e il suo elettorato che si trova una delle chiavi per leggere questa sconfitta.

Ne è un esempio significativo il caso padovano: in cui buona parte del gruppo dirigente ha scelto di spendere il suo peso politico tutto a favore di un solo candidato, che è risultato di gran lunga il meno votato tra quelli eleggibili, superato in alcune circoscrizioni anche dai candidati locali di bandiera. Un fatto che non potrà non pesare sul dibattito interno al Pd. Mentre il candidato che ha ottenuto più preferenze è stato quello più trasversale, sostenuto anche da molti che non appartenevano né ai Ds né alla Margherita, e vorrebbero costruire una storia politica capace di maggiore autonomia e innovazione rispetto ad essi.

Il Pd ha davanti a sé una grossa occasione per dare un segnale di discontinuità di metodo e persone, e nello stesso tempo di coerenza e continuità con il progetto intorno a cui è nato. Ed è il rinnovo degli organi dirigenti e dei segretari di circolo, comunali e provinciali: il solo modo per esprimere un ceto politico radicato nel territorio, e che a questo risponda, come oggi tutti dicono di voler fare. L’elezione di Laura Puppato a capogruppo del Pd in consiglio regionale è un primo segnale in questa direzione. Ma bisogna sradicare anche i piccoli potentati locali e sostituirli con una classe dirigente adeguatamente rinnovata.

Anche qui il caso padovano è significativo. Sulla segreteria provinciale precedente pesa la difficoltà di tutti gli inizi, oltre tutto in una fase infarcita di appuntamenti elettorali, alcuni condotti con successo, come quello che ha portato alla rielezione di Zanonato, ed altri molto meno, come quello provinciale (e, con responsabilità condivisa con molti altri, quello europeo, che ha portato alla mancata elezione di parlamentari veneti a Bruxelles, e ora quello regionale).

Ma anche la gestione verticista delle candidature in questa campagna elettorale e il mancato ascolto della base. Nonché un eccesso di padovacentrismo, che ha visto tutta la provincia schiacciata dalla città e umiliata al punto che sono di Padova città tutti gli eletti in consiglio provinciale e tutti gli eletti padovani in regione. Il segretario del Pd provinciale dovrà quindi rappresentare innanzitutto la provincia. Ed essere una figura con solidi legami col territorio, misurati dal consenso elettorale e dalla capacità amministrativa, la voglia di giocare di squadra, portandone al governo del Pd una innovativa e capace, e mostrando di aver superato la logica delle correnti e delle fedeltà di apparato.

Se si vuole dare una svolta, occorre puntare con forza a quella parte di Pd che crede nel Pd anziché nei suoi soci fondatori, e che è più attenta ai frutti da far maturare che alle radici di cui fare memoria. L’alternativa è un declino lento ma sicuro, da riserva indiana. Mentre proprio il risultato elettorale mostra quanto ci sia bisogno di una opposizione, innanzitutto culturale, forte e di ampi orizzonti.

Scritto da: moderatore | 6 Aprile 2010

Dal leader un invito a tornare tra la gente

martedì, 6 aprile 2010
MATTINO DI PADOVA - pagina 20

Dal leader un invito a tornare tra la gente
«Il Pd deve mettere radici  - Bortolussi, scelta corretta»

«Mai come in questo momento c’è bisogno di unità e riflessione perché è chiaro che il Pd deve cambiare rotta. Impostando politiche nuove, lavorando su programmi coraggiosi, radicandosi sul territorio e valorizzando nelle candidature le risorse umane migliori». Piero Ruzzante è tornato in Veneto ritrovando subito un ruolo da protagonista: primo eletto del Pd nella circoscrizione di Padova, va in consiglio regionale assieme agli assessori comunali Sinigaglia e Bortoli. «Il radicamento territoriale sarà fondamentale nei prossimi tre anni per il Pd, osserva Ruzzante - dal voto delle regionali è sempre più chiaro che in città e in alcuni comuni con tradizione favorevole, come Cadoneghe, riesci a reggere ma già in periferia ci sono grandi problemi di consenso. In Veneto il centrosinistra ha quattro capoluoghi su sette ma nei piccoli paesi il tracollo è netto».

In molti chiedono un netto rinnovamento e sottolineano come un grave errore la mancata candidatura a presidente per il centrosinistra della Puppato, che proprio come Ruzzante ha fatto incetta di voti.

«Laura è una grande risorsa per questo partito. Rappresenta un modello politico su cui investire perché ha conquistato la fiducia e la stima della gente sul campo, amministrando con coraggio e passione in una zona dove la Lega è fortissima. Ma anche a Padova il Pd tiene perché amministra bene, senza fuggire dai problemi. Per quanto mi riguarda ho cercato di stare il più possibile a contatto con la gente, confrontandomi coi problemi di ogni giorno dal primo all’ultimo giorno di campagna elettorale. Credo si debba continuare in questa direzione anche dopo la campagna elettorale. La gente deve trovare il Pd dappertutto».

E la scelta di Bortolussi di non far parte del Pd in consiglio? «Francamente la ritengo una scelta corretta. Non è il capo del Pd ma l’espressione di una coalizione politica e in consiglio continuerà questa funzione che va oltre i partiti. Credo che Giuseppe vada ringraziato per il lavoro fatto».

Scritto da: moderatore | 31 Marzo 2010

c.m. - «II Pd impari a capire i problemi»

mercoledì, 31 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA pagina 7

«II Pd impari a capire i problemi»

Zanonato: la Lega intercetta i bisogni popolari, noi dobbiamo cambiare

di Claudio Malfitano

«Il risultato nazionale è stato disastroso. A Padova va un po’ meglio. Ma al Pd serve un cambiamento. Deve essere capace di intercettare i bisogni della gente. Altrimenti lo farà sempre la Lega».

Sindaco, è un’analisi drastica.

«Il dato che impressiona è che il ceto popolare sente più nella Lega che in noi un punto di riferimento».

A Padova però si sente l’effetto Zanonato.

«Siamo una squadra di persone che ha sempre cercato di ragionare e risolvere i problemi, lasciando da parte gli slogan. In città tutto sommato il centrosinistra regge: il rapporto Zaia/Bortolussi è lo stesso del Degani/Albuzio di un anno fa».

Bortolussi era un candidato sbagliato?

«L’idea che non si possono semplicemente scaldare ed eccitare delle tifoserie ma cercare con proposte concrete e razionalità di recuperare voti dall’altra parte resta un’idea giusta».

Un candidato-ultrà avrebbe fatto meglio?

«Con le tifoserie non si spostano voti. Un’interista resterà sempre interista. Non diventa milanista con gli slogan. E’ l’effetto Santoro: non credo che la sua trasmissione, nonostante il successo, abbia spostato un voto».

E perché la Lega ci riesce?

«La Lega intercetta i voti che cambiano, vuol dire che ha i sensori aperti sui problemi del territorio. Poi ormai ha smesso con gli slogan alla Borghezio. Mi sembra molto più agitato il Pdl, come dimostrano certe esagitazioni di La Russa».

Ma la passione in politica serve a portare la gente alle urne. Altrimenti vince l’astensionismo.

«Vero. Ma credo che in queste elezioni l’astensionismo si sia distribuito in modo più o meno uniforme. Bisogna trovare una formula complessa. Nel lungo periodo però bisogna intercettare l’elettorato mobile».

Ora c’è tutto il tempo. Con tre anni senza appuntamenti elettorali…

«Speriamo sia così. C’è un altro dato che mi fa riflettere. Tra i sindacati non ci sono dirigenti leghisti. Eppure la Lega riesce a intercettare in modo massiccio il voto del lavoro dipendente privato. Volete sapere come fa?».

Ecco, sì. Come fa?

«Si cambia voto perché si è scontenti e si pensa di migliorare. Un partito deve dare a una persona il convincimento che migliorerà la propria condizione. In vari ambiti, non solo economicamente. Bossi, nella sua semplicità, ha dato una lettura del voto interessante: la sinistra non è riuscita a intercettare il voto del Nord. Ma c’è una cosa nettissima: rispetto al Pdl la Lega è un altro mondo».

Vuol dire che il bipolarismo è finito?

«Prima o dopo il problema tra Pdl e Lega si porrà. Ma questo non vuol dire che noi dobbiamo puntare sul loro collasso».

Non pensa a una possibile alleanza con la Lega? «Non è assolutamente all’ordine del giorno».

Come si troverà con Zaia presidente?

«Gli manderò un biglietto di congratulazioni e chiederò di incontrarlo per parlargli dei problemi di Padova. Credo che il rapporto istituzionale sarà buono».

Guardiamo al Pd padovano. La battaglia interna sulle preferenze ha dato un risultato chiaro. Adesso cosa cambia?

«Se pensa a rapporti di forza e correnti, si sbaglia. Non esistono pesi e contrappesi. Io mi sono sempre speso per allargare il consenso, mai per restringerlo. Un esempio è la nomina dell’ex rettore Milanesi a vicepresidente di AcegasAps: non mi sembra sia una persona organica al Pd o a una corrente».

Cosa cambierà allora? «Spero che il partito sviluppi la capacità di intercettare i bisogni dei cittadini. Se manca questo l’amministrazione non può supplire».

Ma quando i militanti andarono a raccogliere firme a Mortise contro il campo Rom lei si arrabbiò. Eppure intercettavano un problema.

«Un conto è cogliere un disagio. Un altro è rispondere con iniziative simil-leghiste. Sono andato anch’io a parlare con i cittadini di Mortise. Ma quando si amministra non si raccolgono firme. Si risolvono i problemi».

Scritto da: moderatore | 31 Marzo 2010

m.b. - La sfida del Pd: «Lega senza alibi»

mercoledì, 31 marzo 2010
GAZZETTINO PADOVA pagina 6

La sfida del Pd: «Lega senza alibi»

Matteo Bernardini

Piero Ruzzante è tornato. E a confermarlo adesso sono anche i numeri, è lui infatti il candidato padovano al consiglio regionale più votato in assoluto con 4.600 preferenze, che diventano oltre 10mila in tutta la provincia. E al suo successo personale, si aggiunge quello del Partito Democratico cittadino, che si conferma, a nove mesi dalle elezioni amministrative, prima forza politica in città.

«Essere il candidato più votato nonostante sia stato lontano da Padova per quattro anni è un bellissimo risultato. Significa che ho lasciato un buon ricordo del mio periodo trascorso in parlamento». Dice Piero Ruzzante, che le prove generali del suo ritorno le aveva già fatte durante le amministrative di giugno chiamato a rianimare gli ultimi giorni di campagna elettorale prima del ballottaggio, quando sembrava che il sindaco avesse il fiato sempre più corto e il centro destra invece il vento in poppa.

«Credo la gente mi abbia votato perché ha visto in me il vero candidato del Pd - spiega Ruzzante - e non un “ex”, reduce da esperienze passate. Ecco, penso le persone abbiano bisogno di un Partito Democratico vicino al presente e proiettato nel futuro, e non fermo ad un orgoglioso passato. E poi a premiare è stato anche lo straordinario lavoro svolto da tanti ragazzi, specie in provincia, che erano alla finestra e aspettavano solo di essere coinvolti in un nuovo progetto». Sui leghisti il commento è secco: «Non hanno più scuse o alibi, ora devono governare. Li aspetto al varco su federalismo, sicurezza e nucleare». Assieme a Ruzzante hanno guadagnato un seggio a Palazzo Ferro Fini anche gli assessori Pd, Claudio Sinigaglia e Mauro Bortoli.

«Il risultato raggiunto - commenta Sinigaglia, titolare delle deleghe al Sociale e allo Sport - è il riconoscimento del lavoro amministrativo svolto in questi anni. Alla mia soddisfazione personale lego anche quella del Partito democratico che in città ha ribadito la sua forza. La Lega? Beh, è incredibile come la gente pensi ancora che rappresenti una novità. Sta governando in Veneto e in Italia da 15 anni».

Mentre attende ancora l’ufficialità della sua nomina, anche Mauro Bortoli sottolinea la necessità di un Pd più vicino alla gente: «Il nostro non può essere un partito che premia il “notabilato” e le diverse culture che ci compongono devono rappresentare una risorsa e non un ostacolo. C’è quindi la necessità di intensificare l’attività politica e la nostra presenza sul territorio per radicarci in maniera più incisiva. Rimango convinto quello dato alla Lega sia un voto di protesta».

Scritto da: moderatore | 30 Marzo 2010

Il PD padovano porta in Regione 3 eletti!

Il Pd è il primo partito nella città di Padova e, in tutta la provincia elegge tre candidati:

RUZZANTE PIERO PADOVA, 11 Giugno 1963 10.125 eletto
SINIGAGLIA CLAUDIO PADOVA, 08 Marzo 1958 8.600 eletto
BORTOLI MAURO PADOVA, 21 Febbraio 1956 3.393 eletto
URBANI GERMANA MONTAGNANA, 01 Febbraio 1973 1.961  
BEZZEGATO MARIALUISA CAMPOSAMPIERO, 28 Dicembre 1969 1.385  
MARAFFON MARTINA PADOVA, 18 Aprile 1983 1.036  
CAMPAGNOLO ROBERTO CITTADELLA, 08 Luglio 1967 958  
SALVAGNIN SILVIA PADOVA, 14 Gennaio 1962 704  
PAVANINI GIULIO VENEZIA, 02 Novembre 1949 252  

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