Scritto da: moderatore | 25 Marzo 2010

d.d’a. - Ruzzante denuncia la casta padana

25 marzo 2010
Corriere del Veneto

Ruzzante denuncia la casta padana: «Super incarico al fratello di Conte»
Il Pd: «All’architetto un progetto da 260 mila euro». La replica del segretario leghista di Padova: «A Tombolo un bando regolare»

PADOVA - «Altro che prima il Veneto… Meglio essere sinceri, fino in fondo. E dire prima la Lega». Si arricchisce la serie di attacchi alla presunta «casta padana» le cui braci coverebbero sotto la stella di Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura e candidato del Carroccio alla presidenza della Regione. La nuova stoccata, diretta soprattutto al «sistema di potere clientelare che lo stesso Zaia ha costruito e controlla», porta ancora la firma di Piero Ruzzante, ex deputato diessino, oggi in corsa con il Pd padovano per un posto tra i banchi del parlamentino di Palazzo Ferro-Fini. In un report intitolato «Le dieci perle della Lega in cinque anni di governo del Veneto», presentato ieri mattina insieme con il capogruppo (uscente) dello stesso Pd in consiglio regionale Gianni Gallo, Ruzzante spiega «l’occupazione delle istituzioni» messa in atto dal Carroccio, dove «non contano competenza e professionalità, ma soltanto l’appartenenza al partito». L’accusa più dura, finora inedita, colpisce Maurizio Conte, segretario provinciale padovano della Lega e in corsa per essere rieletto consigliere regionale: «Tra il 2005 e il 2006 - argomenta Ruzzante con tanto di delibere ufficiali delle amministrazioni pubbliche interessate - la Regione decide di finanziare, con un contributo di 880mila euro, il nuovo polo scolastico di Tombolo, comune dell’Alta Padovana di ottomila abitanti, noto per aver dato i natali all’ex calciatore della Juventus e della Nazionale Dino Baggio e al banchiere berlusconiano Ennio Doris.

I giornali dell’epoca raccontano la riconoscenza della giunta comunale al consigliere regionale Maurizio Conte per l’interessamento… «Ma indovinate a chi viene affidato l’incarico, fiduciario e diretto, per la progettazione e la direzione dei lavori? All’architetto Tiziano Conte - svela Ruzzante - fratello di Maurizio. Il tutto, naturalmente, alla modica cifra di oltre 260mila euro. Evviva la famiglia Conte». La replica di Conte (Maurizio) non si fa attendere: «Mio fratello Tiziano è un libero professionista e, per ottenere quell’incarico a Tombolo ha regolarmente partecipato ad un bando pubblico (inesistente, secondo l’accusa di Ruzzante, ndr). E lo ha vinto. Non c’è stata alcuna anomalia o favoritismo. Se è questo il nuovo modo di fare politica promesso dal Pd - commenta il segretario leghista di Padova e provincia - possiamo stare tranquilli. Non vinceranno mai. Ruzzante guardi piuttosto in casa sua e alla miriade di appalti pilotati, negli ultimi anni, da un suo collega di partito dell’Alta Padovana (riferimento, palese, a Franco Frigo, ndr)». Quindi, il report di Ruzzante torna sulle denunce da egli stesso avanzate nelle scorse settimane. Dal caso de «Il Welfare», la rivista di Federsanità (l’associazione che rappresenta le Asl e le Aziende ospedaliere all’interno dell’Anci) interamente dedicata a Zaia, che sarebbe stata finanziata con un fondo della Comunità europea. A quello dei video «elettorali» sempre del leghista di Godega, ospitati (prima di essere rimossi) sul sito internet ufficiale del ministero dell’Agricoltura. Poi, Ruzzante punta il dito contro le designazioni, «tutte, ovviamente, a favore di leghisti», effettuate ai vertici di tre enti regionali: Corrado Callegari in Veneto Agricoltura, «impiegato di banca mestrino stipendiato con 15mila euro al mese»; Antonello Contiero in Intermizoo, «autista di autobus di Rovigo, premiato con 5mila euro mensili e inserito nel listino di Zaia»; e Fausto Luciani in Avepa, «ristoratore allo zoo-safari di Bussolengo e retribuito con ben 154mila euro annui ». Chiusura eclatante, dedicata alla «nomina di Stefania Villanova, moglie del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, a capo della segreteria dell’assessorato regionale alla Sanità, passato dallo stesso Tosi a Francesca Martini. Così - ribadisce Ruzzante - lo stipendio della signora Tosi, equiparata ad un dirigente senza essere laureata né passata per un concorso pubblico, è lievitato da 25mila a 70mila euro all’anno».

Davide D’Attino

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