Martedì, 23 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA - pagina 16
Nel PD non ci sono guerre
di Elio Armano
Sono passati ormai tre giorni dalla pubblicazione di un pezzo a firma di Ernesto Milanesi che, con l’abilità di sempre e con quel pizzico di malizia che rende più pepate le sue cronache, si soffermava sullo stato dei rapporti interni al Partito democratico padovano e, in particolare, alla diversità delle dislocazioni interne agli ex Ds nella campagna elettorale regionale, devo dire la mia. Che di ciò si parli, anzi che se ne sappia il più possibile è un fatto positivo, è un segno che è finalmente sparita quella logica di «squadra per la squadra» e quel formale unanimismo intorno a certi candidati che, nel passato, sempre faceva prevalere il cosiddetto «candidato di partito», indipendentemente dalle qualità e dalle caratteristiche.
Oggi, fortunatamente, i candidati del Partito democratico sono nove e, tra loro, nessuno è stato indicato come preferibile agli altri dagli organismi dirigenti. Ciò detto mi ha sorpreso leggere sul mattino che, nonostante nessunissimo incarico istituzionale e di partito, continuerei ad essere considerato un potente all’interno del Pd, ma forse questo dipende da quel po’ di prestigio e di autorevolezza conquistati tra amici e avversari in una «carriera» dove, oltre a ruoli istituzionali, sono stato a lungo protagonista di un’opposizione ferma e insieme costruttiva, imparata come comunista nel Pci del compianto Enrico Berlinguer.
Ma veniamo al dunque: non è certo positivo apprendere che qualcuno, e non si tratta del giornalista, lasci passare l’idea che nel Partito democratico, anziché prevalere un doveroso sforzo collettivo contro la destra, proprio in questi giorni ogni impegno sarebbe solamente riconducibile ad una «guerra di potere» tra ex Ds, peraltro suddivisi in istituzionali e «di sinistra», come se tra questi ultimi ci fossero solo dei peones senza alcun incarico.
E dimenticando volutamente come per Ruzzante, sostenuto dagli «istituzionali» come me, si è schierato l’universo mondo di chi crede in un Partito democratico senza divisioni, di chi non ha la tessera, di chi sta nelle associazioni e, non da ultimo, di decine e decine di esponenti sindacali, compresi quelli di quella Cgil che non è mai stata con il potere.
Spiace, infine, aver letto, senza alcuna smentita, che la fondazione «Nuova Società», che amministra un patrimonio realizzato da tanti vecchi comunisti, come il sottoscritto, verrebbe impropriamente coinvolta nella tenzone, impegnando risorse che dovrebbero avere altri scopi, e ciò insieme al Centro Studi Ettore Luccini che ha ben altri compiti culturali e statutari. E’ evidente che ognuno tesse la sua tela come può.
Ma se qualcuno pensa di preconizzare un’interna spartizione in vista del «lontanissimo dopo Zanonato», sbaglia di grosso tempi e metodi. Meglio concentrarsi sulle elezioni alle quali manca pochissimo, e poi darsi da fare con intelligenza e spirito unitario affinché il Partito democratico riesca a diventare compiutamente quella cosa serissima della quale Padova, il Veneto e l’Italia hanno assoluto bisogno.
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