martedì, 16 marzo 2010
MATTINO DI PADOVA - pagina 10
Bortolussi: green economy carta vincente
VENEZIA. No al nucleare, il Veneto non ne ha bisogno. È senza tentennamenti la presa di posizione di Giuseppe Bortolussi, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Veneto. «Su questo argomento ci sono troppi distinguo della Lega: a Roma Luca Zaia vota in Consiglio dei Ministri il via al nucleare, qui in Veneto tentenna o rimanda una presa di posizione chiara a dopo il voto del 28-29 marzo. E nel suo programma la parola nucleare non è neanche citata, forse perché non può sconfessare se stesso».
Per Bortolussi invece la scelta è netta e precisa.
«La mancata approvazione del Piano Energetico Regionale il candidato del centrosinistra spiega perché al Veneto non serve l’energia nucleare in materia di fonti rinnovabili da parte di Pdl e Lega è l’ennesima dimostrazione di una mancanza di programmazione e di strategia per il Veneto. Il mio no al nucleare non è una questione ideologica, ma ragionata e suffragata da alcuni dati di fatto.
Le fonti di energia non sono inesauribili e hanno costi elevati. Ridurre i consumi e l’impatto delle emissioni inquinanti è possibile: al primo posto c’è il risparmio energetico, una vera e propria sfida per il futuro. Secondo una stima dell’Enea, adottando serie politiche di risparmio, si potrebbe abbattere del 20% il consumo di energia primaria e quindi la bolletta energetica. Con un investimento su scala nazionale di 8,2 miliardi di euro, la produzione attivata sarebbe pari a 20 miliardi di euro, il valore aggiunto creato di 15 miliardi, l’incremento dell’occupazione di 150mila unità e l’incremento complessivo del Pil dell’ordine dello 0,6%, ottendendo nel contempo un miglioramento dell’ambiente. E poi in Veneto si possono e si debbono incentivare le le produzioni di energia a basso impatto ambientale. Con la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle, la nostra regione raggiungerà il 90% di autosufficienza energetica. La parte restante, ma in prospettiva destinata a crescere, si può ottenere in altri modi. Si debbono rimettere in funzioni le centrali, micro e mini, idroelettriche: grazie alle nuove turbine, l’efficienza è molto alta.
Ho visitato una scuola a Fregona, nel trevigiano, scaldata da una caldaia alimentata a biomasse. Altri esempi di centrali a biomasse ci sono nel padovano o nel vicentino, ad Asiago. E poi il fotovoltaico: Padova produce il 60% dei pannelli italiani, e sta incominciando a installarli su edifici pubblici. Infine il solare, o il geotermico: scelte possibili, vocazioni già presenti che vanno valorizzate. E che creano occupazione, studio e innovazione, rispetto per l’ambiente e una regione più vivibile.
Il nucleare, in questo contesto è una tecnologia superata, sarebbe come comprare un auto Euro3 mentre circolano già le Euro6. E poi i tempi, almeno 15-20 anni e con costi sono proibitivi».
Categorie:
Tag:bortolussi, nucleare