Scritto da: moderatore | 8 Marzo 2010

Ruzzante: Basta suicidi in carcere. La politica non neghi la dignità ai detenuti.

BASTA SUICIDI IN CARCERE. LA POLITICA NON NEGHI LA DIGNITA’ UMANA AI DETENUTI

La morte di Giuseppe Sorrentino (35 anni), che segue di due settimane quella di Walid Alloui (28 anni), avvenuta sempre alla sezione “Protetti” del Carcere “2 Palazzi”, è il tredicesimo caso di suicidio avvenuto dall’inizio di quest’anno negli istituti di pena italiani. Questi suicidi hanno spesso il tratto comune di essere dettati dall’”angoscia” del presente in cui si trovano a vivere i detenuti: una condizione inumana che spesso significa sovraffollamento pauroso, difficoltà di cure e assistenza, tutte situazioni che si aggiungono alla rarefazione dei contatti con i propri cari e familiari. Come spesso accade, quando questi segnali di disperazione provengono dalle fasce sociali più deboli della società, la politica si dimostra cinica e refrattaria a compiere quegl’atti, minimi ma concreti, che allevierebbero le condizioni dei detenuti e, piuttosto, preferisce i proclami, (come quando circa due mesi il Ministro Alfano ha dichiarato lo stato di emergenza carceri) senza però far mai seguire i fatti.

In realtà, basterebbero dei piccoli provvedimenti che l’amministrazione penitenziaria potrebbe prendere subito per cercare di migliorare le condizioni dei detenuti, come aumentare la possibilità per loro di relazionarsi maggiormente con la famiglia, cosa che allevierebbe il senso di solitudine proprio della condizione carceraria e che spesso porta alla depressione con le conseguenze che ne derivano. Sarebbe bene, quindi, garantire loro, maggiori colloqui. Inoltre, laddove non ci sono controindicazioni, sarebbe il caso che i detenuti stanziassero in carceri vicino a casa, così da facilitare i colloqui con i propri familiari.

Giuseppe Sorrentino era di Nola, nel Salernitano. Secondo il suo avvocato, la sua era una morte annunciata. Aveva già fatto lo sciopero della fame, era stato ricoverato diverse volte e soffriva di una grave crisi depressiva inconciliabile con le condizioni in cui viveva. Nel suo caso, era stato richiesto che venisse almeno trasferito ad un carcere più vicino a casa, così da poter rendere più semplici le visite familiari. Non gli è stato permesso, addirittura in una relazione era stato scritto che il malato fingeva. Non fingeva e la sua morte, ora, lo sta a dimostrare.

Piero Ruzzante

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Commenti

Grazie Piero, é la prima volta che ottengo subito ascolto da un politico su un blog e sopratutto questo politico attiva subito una discussione!
sono d’accordo con te Piero.
Però bisogna che gli enti pubblici facciano uno sforzo concreto.
Se come dici , e convengo, servono maggiori colloqui allora perchè gli operatori del Comune - Servizi Sociali e della USl - Consultori familiari e altri servizi non vanno in carcere a fare sti colloqui ?
Basta orientare le risorse che ci sono - e che non sempre hanno tanto da fare - e mandarle in carcere.
Ci sono inoltre tante cooperative con validi operatori , ci sono anche validi volontari capaci ad ascoltare in questa cità!
basta mandarli . Ma chi li manda ? chi da l’imput ? Serve un politico e un funzionario capace e forte che si attivi e lo faccia. Non serve altro !

facciamo delle cose concrete e subito . Ti chiedo di far presente queste cose ai politici e ai dirigenti che sicuramente conosci e che hanno il potere di decidere!

Poi si può anche aiutare un po di più quello che di straordinario fanno le associazioni che lavorano in carcere ( ristretti orizzonti, Coopo giotto e chissà quanti altri io non conosco !)
spero che anche altri si uniscano a questa importante discussione!
un caro saluto
claudio

La ringrazio per Blog intiresny

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