Il momento del voto per i nostri padri aveva il valore di una processione laica tanto che in molti casi si rispolverava il vestito più elegante e costoso. Oggi non è più così: come tutti i riti anche questo è cambiato nel tempo e, spero di sbagliare, da molti viene vissuto con fastidio-insofferenza. Si tratta di riconsegnare un valore alle elezioni.
La politica è strettamente intessuta di valori morali: ogni leader politico presenta il suo programma come un insieme di proposte “giuste”. E da questo punto di vista non è indifferente chi vince.
Prima ancora che un programma tecnico e specifico vince una ‘visione del mondo’, una ‘narrazione’, un insieme di valori. Cos’è il berlusconismo se non questo? Un consiglio utile può essere quello di portare a livello del visibile il ‘frame’ (‘cornice’) che raccoglie le singole proposte di un candidato. Quindi porsi la domanda (per noi) fondamentale: chi è in grado più degli altri di proporre una narrazione nuova e coerente con i principi progressisti di empatia e responsabilità? Io ho trovato questo nella storia e nelle parole di Piero Ruzzante.
Il Tempo di Piero molti di noi lo aspettavano ormai da troppo tempo. Il Tempo di Piero vola rasoterra per riscoprire quelle radici che abbiamo lasciato nelle antiche osterie, luoghi di comunità e non di razzismo. Il Tempo di Piero viene illuminato dai pannelli solari progettati dalle intelligenze di un Veneto avanzato che rischia di venire avvelenato da centrali nucleari e scorie radioattive. Il Tempo di Piero è figlio di una lunga storia di migrazione e lavoro. Il Tempo di Piero è inclusivo e aperto: non chiede da dove vieni ma solo qual è il contributo che puoi e vuoi dare alla società. Il Tempo di Piero è rock perchè l’arte e la creatività sono due tasselli fondamentali nella costruzione di una società consapevole e informata, quindi giusta. Nel Tempo di Piero non si cementifica tutto, non si scavano le nostre terre fino a soffocarle e il paesaggio è prima di tutto un pezzo della nostra identità. Il Tempo di Piero è stabile perchè insofferente alle forme di precarietà che non permettono nessun progetto di vita. Il Tempo di Piero è pendolare e fuori sede, queste due categorie della modernità oggi non vengono in nessun modo garantite. Il Tempo di Piero è in minoranza, perché è proprio nell’estensione dei diritti alle minoranze che si giudica il grado di civiltà di una società moderna. Il Tempo di Piero crede nel ruolo del ‘pubblico’ come garanzia di difesa dei cittadini, mentre questi signori tra poco vorranno sottoporre alle logiche del profitto anche l’aria, dopo aver privatizzato pure l’acqua.
Io voto Piero Ruzzante. Il suo Tempo è anche il nostro Tempo.
Paolo Tognon
Categorie:
Tag:tognon