Il 05/02/2010 il Consiglio veneto approva legge finanziaria e bilancio 2010: 100 mila euro per diffondere la rete internet a banda larga nel Veneto, tanti quanti ne ha stanziato per la “valorizzazione del rifugio antiatomico West Star di Affi (Verona)”. Hanno votato a favore il PDL e la Lega. L’investimento è talmente risibile che non basterebbe neppur a fare uno studio realistico della situazione, altro che “diffusione della banda larga”. Che ne pensano i Veneti?
La rete internet e il web oggi rappresentano il primo veicolo per lo scambio di informazioni e dati, è strumento essenziale per i servizi e la condivisione ed è supporto insostituibile per soggetti industriali, privati e pubblica amministrazione.
Internet è imprescindibile per l’intera società, non un bene di consumo. Ciò ne dermina una diversa considerazione strategica: ad un bene di consumo si può rinunciare, ad uno strumento che consente di produrre valore aggiunto certamente no.
L’uso compiuto e efficace di internet passa per la disponibilità diffusa e universale della rete a banda larga.
Come “banda larga”, si definiscono reti di prima generazione quelle con una velocità di download compresa tra i 4 ed 6 Mpbs, di seconda generazione quelle fino a 20 Mpbs e di terza generazione le reti fino a 100 Mbps. Il Veneto non è interamente coperto da nessuna delle tre.
Provate a considerare la prospettiva del 100Mbps confrontandola idealmente con la vostra rete domestica, e spesso anche aziendale, che ha una velocità reale da 2 a 3 Mbps!
Gli ultimi piani della Regione Veneto davano l’obiettivo di coprire il territorio con una rete in grado di garantire all’utente la connessione di almeno 4 Mbps, anche se, visto il livello di finanziamento, c’è da dubitarne. In ogni caso rimane un obiettivo troppo poco ambizioso, di retroguardia, che rischia di condannarci per lungo tempo a un vero digital divide sul piano globale, che può rivelarsi esiziale per una regione esposta alla competizione mondiale come il Veneto.
Il web del futuro viaggia, infatti, su fibre ottiche a 100 Mbps, non a 20, figurarsi a 8 o 4.
Già nel 2008 la Corea del Sud veleggiava ben oltre il 10% di utilizzo di fibra ottica per uso domestico e quasi al 45% per connessioni LAN alla fibra; il Giappone la batte per connessioni in fibra ad uso domestico (quasi il 17%). Oggi Corea del Sud e Giappone hanno sostanzialmente completato la copertura nazionale in fibra ottica, la Finlandia, dal 2015 garantirà a tutti i cittadini, anche quelli delle aree remote un web a 100Mbps, la Svezia punta a connettere a 100 Mbps il 90% della popolazione entro il 2020, la Germania va verso i 50-100 Mbps entro il 2014 per i 2/3 delle case tedesche e la Francia vuole la banda superveloce per quattro milioni di famiglie entro il 2012 e i 100 Mbps entro il 2016 nella maggior parte delle città.
Anche gli Stati Uniti premono per accedere alla banda super veloce. Barack Obama ha voluto inserire nel suo recovery plan un capitolo dedicato esclusivamente all’introduzione della banda larga, di internet nelle scuole e negli ospedali investendo da subito 4 miliardi di dollari, prima tranche di un investimento totale pari a 7.2 miliardi di dollari. Lo fa in funzione anti-ciclica per rilanciare occupazione e consumi, ma lo fa anche perché conscio di un mondo sempre più piccolo e interdipendente che necessita delle tecnologie adeguate per stare al passo.
I fatti dimostrano che investire per dotare tutto il paese di banda larga ad alta velocità, magari in fibra ottica, sarebbe un volano per l’economia. Basta prendere i casi di Singapore o della Corea del Sud per rendersene conto.
È evidente che non far parte oggi della rete di ultima generazione significa essere esclusi dallo sviluppo delle tecnologie di terza generazione e dalla possibilità di accedere pienamente, efficientemente e in maniera sicura ad internet. È finita l’era del cemento e dell’asfalto per creare occupazione. Ci vogliono autostrade telematiche avanzate. Si tratta di una sfida difficile e costosa, ma prioritaria e occorre aprirla assolutamente oggi, per evitare che vada persa l’occasione di far entrare il Veneto nel mondo dei 100 Mbps e competere ad armi pari con i concorrenti nel mondo.
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