Scritto da: moderatore | 6 Febbraio 2010

2010-02-06 Zaia si pente

SABATO, 06 FEBBRAIO 2010

Il mattino di Padova - Pagina 8 - Attualità

Zaia si pente e dice no al nucleare
L’Udc: è un Pinocchio, chi muove i suoi fili? Bortolussi: l’atomo è inutile

FILIPPO TOSATTO
VENEZIA. Al pari degli altri ministri, aveva espresso voto favorevole al programma nucleare di Berlusconi. Ma la notte (elettorale) porta consiglio. Così Luca Zaia, indossati i panni di candidato alla presidenza veneta, dapprima ha annacquato il sì in nì e quindi, messo alle strette da chi agita lo spauracchio atomico, ha completato il dietrofront: «Centrali nucleari? Il Veneto la sua parte l’ha già fatta col rigassificatore al largo delle coste e la riconversione al carbone di Porto Tolle», puntualizza «se anche il Governo insistesse, io manterrei le mie totali perplessità».
Tant’è. La giravolta in materia energetica, se disinnesca una mina vagante elettorale - con evidente dispetto degli avversari, privati di un efficace argomento polemico - acuisce la distanza programmatica tra Lega e Pdl e contraddice la linea seguita fin qui dalla Regione Veneto, fautrice (insieme a Lombardia e Friuli-Venezia Giulia) dell’opzione nucleare: «Mi auguro che il Governo non arretri di un passo e che le centrali siano costruite il più presto possibile», scandisce il governatore uscente Giancarlo Galan. Anche nel Carroccio, poi, le opinioni divergono: «Per quanto riguarda la Lombardia io auspico che i siti nucleari possano venire avanti», fa sapere il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli «in futuro si arriverà al federalismo energetico, chi avrà il nucleare e produrrà energia elettrica a metà prezzo, ne trarrà sicuramente vantaggi. Il Veneto non ci sta? Liberissimo, ma dovrà affrontarne le conseguenze. Non dimentichiamo che oggi le centrali sono sicurissime e non emettono un grammo di gas inquinanti».
Chi diffida della conversione di Zaia, è il rivale Antonio De Poli: «E’ tutta farina del suo sacco?», punge il candidato dell’Udc «abbiamo avuto modo altre volte di assistere alle uscite del ministro-candidato che, come la marionetta di Pinocchio, fa muovere i fili ai due direttori di gioco Bossi-Berlusconi». Scelte telecomandate, è la critica: «Nessuna decisione dal territorio, la Lega, che tanto si proclama federalista, non decide autonomamente ma esegue i comandi dei grandi capi. Così, per non vedere realizzata una centrale nucleare in Veneto, dobbiamo sperare che da Roma non arrivino input diversi».
Chi non ha dubbi sull’argomento, è lo sfidante del centrosinistra: «Se diventassi governatore del Veneto, non accetterei una centrale atomica», taglia corto Giuseppe Bortolussi «la maggioranza dei cittadini non la vuole e, soprattutto, non è necessaria: garantirebbe al massimo il 6% del fabbisogno, assai meno di quella idroelettrica e dei pannelli solari». Un rifiuto pragmatico il suo, fondato sulle cifre più che sugli slogan ecologisti: «Una recente valutazione dell’Enea evidenzia che le uniche opzioni tecnologiche con benefici sociali netti o con costi minimi sono riconducibili al miglioramento dell’efficienza», è il ragionamento «Un esempio? Nel solo settore dell’elettricità, si potrebbero risparmiare 73 twh di energia, pari al 21,6% dei consumi finali lordi registrati in Italia nel 2008 e alla produzione di otto grandi impianti nucleari».

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Commenti

Quale sia l’affidabilità di un personaggio del genere lo lascio decidere ai suoi elettori.
Quando Germania, Francia, Canada, Usa rinunciano alla costruzione di nuove centrali (Germania e Canada ufficialmente, in Francia e Usa è da anni che non ne costruiscono di nuove e non ci sono progetti per farne altre) mi chiedo perchè l’Italia, con i guai che ha già, deve cedere alle pressioni delle lobby nucleariste buttando a mare, nell’ordine:
- decine di miliardi
- lo sviluppo di tecnologie nucleari pulite che prescindono dall’uranio
- una immediata crescita economica basata sullo sviluppo delle energie alternative
- una politica di incentivi seri al risparmio energetico industriale (prima che civile)
- una crescita dell’industria metalmeccanica come conseguenza dell’adozione nelle imprese di nuovi apparati meno energivori
- il turismo e la sicurezza sanitaria in alcune aree della nostra regione
- la “democrazia” e la sicurezza energetica ottenuta con la produzione distribuita.
Ultimo, ma non ultimo, il cosiddetto sviluppo economico non è necessariamente legato ad una crescita del fabbisogno energetico.

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