DOMENICA, 31 GENNAIO 2010
Il Mattino di Padova - Pagina 15 - Cronaca
Nucleare, un ritorno di fiamma?
Ma Laura Puppato gela il Pd: «Non è ragionevole, neppure legittimo»
ERNESTO MILANESI
Scorie ai margini del convegno «Ritorno al nucleare?». Organizzato direttamente da Comune & AcegasAps, fa storcere il naso: «Soldi pubblici per una passerella elettorale» si scandalizza qualcuno. E’ ospitato alla Gran Guardia, gioiello restaurato da un bel po’, quanto impraticabile fino a ieri. E alla fine dell’intera giornata (buffet compreso) destra e sinistra, tecnici e politici, ambientalisti ed atomisti tornano a casa con la benedizione radicale di Michele Bortoluzzi.
Chernobyl? Il nucleo pulsante ora è di quarta generazione. Il referendum, strumento di democrazia diretta? Roba dell’altro secolo, prima della caduta del muro. La sindrome cinese? Non è più un film, ma la rincorsa a Pechino atomica.
All’ordine del giorno c’è il piano Berlusconi con la possibile centrale in Veneto. Dunque, si ragiona con i professori: Giuseppe Viesti dell’Università illustra l’evoluzione delle centrali, mentre Bernard Laponche dimostra come «non esiste un prezzo di mercato» dell’energia nucleare. Oppure si ascoltano i politici: Saia, con i veneziani Renato Boraso e l’assessore provinciale Paolo Dalla Vecchia del Pdl; Gianni Gallo e Piero Ruzzante del Pd; Marcato della Lega; le parlamentari Elisabetta Zamparutti ed Emma Bonino. E si finisce con la tavola rotonda degli esperti e dei manager, compreso Cesare Pillon. Nella maratona della Gran Guardia non mancano gli storici no nuke come Michele Boato né gli interessati al ramo energia sul confine fra pubblico e privato.
Una valanga di dati, cifre, verità scientifiche e dubbi ecolo-mici. Una predisposizione «veltroniana» all’oscillazione del piatto della bilancia. Sta di fatto che i prototipi delle “nuove centrali” si vedranno nel 2025-2030 con l’Euratom che le studia (Ansaldo è la sola azienda italiana coinvolta). E che Galan ha lasciato una scia radioattiva fra Chioggia e il parco del Po. Un ritorno di fiamma nucleare? Tutti sono concentrati sulle urne (con le preferenze) di marzo.
Merita massimo rispetto, allora, Laura Puppato che parla in mattinata da responsabile nazionale ambiente del Pd e fissa almeno la sua opinione politica a beneficio di tutti: «Le riserve di uranio sono per 70 anni. Se raddoppia la richiesta, si dimezzano. E servono dai 109 ai 160 mesi per arrivare al collaudo di una centrale. Investire 15-20 miliardi di euro per averne 5 in Italia significa mettere tutte le risorse economiche per un risultato che, forse, si avrà fra oltre dieci anni». La controprova? «Proprio il Canada, fornitore di uranio, a giugno 2009 ha cancellato gli impianti nucleari per puntare con 4,6 miliardi di euro sulle fonti rinnovabili e a rischio zero». Conclusione anti-nucleare con la cultura del sindaco che amministra da buona madre di famiglia: «Non è ragionevole, funzionale, economicamente sostenibile. E nemmeno legittimo, a questo punto».
Il sindaco Zanonato è andato via da un paio d’ore. L’aspirante governatore del centrosinistra non si vedrà nemmeno nel pomeriggio. I Radicali rimpiangono Puppato: con lei, l’intesa era già fatta.
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