SABATO, 23 GENNAIO 2010
Il Mattino di Padova - Pagina 11 - Regione
Bersani: la decisione ai veneti
A Verona nessun chiarimento. Il candidato Pd sarà scelto oggi a Vicenza
Definitivamente tramontata la lista assieme all’Udc si torna a parlare della Puppato
DALL’INVIATO RENZO MAZZARO
VERONA. Arriva Bersani e si sente, nell’applauso scatenato all’uomo che fu il motore della macchina da guerra dei Ds emiliani, il bisogno di leadership che ha il povero Pd veneto, in balìa di se stesso. Verona non è mai stata città di sinistra ma la sala è piena come un uovo.
E’ vero che ci voleva poco, 220 posti a sedere nell’auditorium della Gran Guardia, ma questi applausi dicono tutta la voglia del popolo di centrosinistra di tornare a contare. Bersani sta lì, seduto in prima fila, dalle tre del pomeriggio ora d’inizio del convegno alle sette di sera. Ad ascoltare. A prendere appunti. Negandosi alle domande dei giornalisti che gli chiedono lumi sul candidato con cui Pd andrà alle elezioni nel Veneto. O ripiegando su risposte general generiche: l’alleanza con l’Udc è la necessità di accorciare le distanze tra le forze di opposizione; il Pd del Veneto farà le scelte più opportune; Roma non interferisce. Manca solo che dica buon lavoro ragazzi. Anzi ragassi, con la tipica inflessione romagnola. Ma la cronaca obbliga a restare su questo fronte, perché da qui tutti si aspettano la notizia. Ed è un peccato, perché il simpatico Bersani - a dispetto di chi pensa che sia il ventriloquo di D’Alema - ha una caratura propria, una capacità di andare sulle cose, è un politico concreto e quando mette nel mirino Tremonti o Berlusconi non fa battute ad effetto, li inchioda sui fatti. Morde, fa male. Non a caso un boato saluta la sua conclusione dedicata alla Lega: «Ma le forze politiche devono campare su problemi o devono risolverli?».
Ci sarebbe questo problemino minuscolo che il Pd non si decide a risolvere: chi diavolo candidare alla presidenza del Veneto. Il tormentone dovrebbe terminare oggi, con la decisione che sarà presa dalla direzione del partito convocata nel pomeriggio a Vicenza. «Questa è la volta buona, lo giuro», garantisce il segretario veneto Rosanna Filippin. «Fino all’ultimo ho cercato di tenere viva la possibiblità di una grande coalizione che fosse competitiva con la Lega», comincia a spiegare la Filippin. Ed è come se calasse il cartello dantesco, anche se non siamo sulla porta dell’inferno: lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Il sogno di un’alternativa credibile al centrodestra, mai realizzata dal dopoguerra ad oggi, resta nel mondo delle idee. La Filippin dà la colpa «ai calcoli di convenienza dell’Udc», ma se parlate con De Poli ha una verità esattamente contraria. Il fatto è che un’alleanza con il Pd avrebbe squagliato l’Udc: De Poli si sarebbe trovato senza partito. Rischio speculare correva il Pd che, in sovrappiù, non è riuscito a favorire l’iniziativa di un candidato senza tessera, cui apparentare le liste di partito. Le beghe di corrente hanno avuto la meglio. Colpa di uno, colpa dell’altro, il povero centrosinistra va alla guerra senza speranza, come ci andò nel 2005, nel 2000 e nel 1995. Resta solo da capire chi guiderà il bagno di sangue targato 2010: Laura Puppato o Giuseppe Bortolussi?
Ieri sera la componente maggioritaria del Pd aveva l’ultimo conclave. Le carte risultavano completamente sparigliate. Nel pomeriggio, in una telefonata chilometrica ad Achille Variati il sindaco di Padova Favio Zanonato avrebbe cercato di resuscitare la candidatura di Ruzzante. Ma il sindaco di Vicenza non ci sentiva e non per colpa della linea. Da Venezia Massimo Cacciari rilanciava Bortolussi. Ma da Verona Davide Zoggia, segreteria di Bersani, opponeva un perentorio ragionamento di partito: «Bortolussi era il candidato di sintesi per una vasta coalizione, che purtroppo è tramontata. Adesso si torna allo schema classico del centrosinistra e io pongo il tema di un rafforzamento del partito. Un esterno è la persona adatta?».
Domanda cretina: ma l’esterno l’avevate individuato per ottenere più voti. Adesso non vi servono più?
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